capitolo 1 ANCORA L'ALBA
“Lunghi capelli neri ricadevano folti sul cuscino, il sole illuminava parzialmente parti di pelle, esposte ai raggi mattutini. Le lunghe ciglia si alzarono e sotto dei sorprendi occhi azzurri freddi come il ghiaccio ne fecero capolino.
La ragazza prese le coperte e uscì da sotto le lenzuola, il letto era disfatto come se avesse preso parte ad una lotta. il cuscino era spostato sullo scrimolo opposto, quasi in pendenza come se cercasse un aiuto per uscirne illeso.
La ragazza lo prese stringendolo e riportandolo al suo posto centrale, lo sprimacciò un po e lo copri con il resto delle lenzuola.
S’infilo i suoi pantaloni neri, e la felpa della squadra di pallacanestro, e si diresse verso il bagno. La prima persona che incontro fu, sua madre, una donna con lunghi capelli biondi che trafficava alacremente con una borsa piena di documenti, “Buon Giorno Tesoro” le disse e senza aspettarsi una risposta andò in cucina. Arianna era ancora troppo addormentata per parlare a qualsiasi essere vivente, l’unico a cui concedeva qualche imprecazione di tanto in tanto era il gatto Trillo, che in assenza dei genitori di lei, veniva sporadicamente a svegliarla alle sei di mattina, con inusuali testate e sonore fusa.
”
“In bagno, si spogliò, e riempi quasi completamente il lavandino, e poi immerse la faccia nell’acqua gelida, dopo di che tirò su la testa e lascio che le gocce di acqua le colassero addosso, a quel punto prese una buona dose di sapone detergente e si struscio vigorosamente il viso fino a formare uno strato alto di quasi un centimetro di schiuma e poi immerse di nuovo il viso nell’acqua, svuotò il lavandino e cominciò a lavarsi i denti. Osservava il suo pallido riflesso gocciolante allo specchio e guardò le punte dei suoi capelli, un taglio presto sarebbe stato d’obbligo. Poi si tocco la spalla , come per ricordarsi di un livido che ancora non era guarito del tutto, fece una smorfia di dolore e sbuffò.
Qualcuno inizio a bussare alla porta del bagno«Se sua maestà è pronta, la colazione è in tavola». Suo padre in modo scherzoso le diceva di muoversi, Arianna allora sputò tutto il dentifricio rimasto, prese l’asciugamano e si asciugò completamente, accese l’asciugacapelli e si sistemo la frangia, diede delle vigorose spazzolate alla chioma mora e si rivestì.
Al tavolo era presenti più o meno tutti: Suo padre un uomo su una sessantina d’anni elegante ben curato , che leggeva alcune notizie sul cellulare, sua madre sui sessanta anche lei, ma il tempo, era stato molto più clemente con lei dato che sembrava che non avesse più di trent’anni e il fratello adottivo dai tratti coreani Vic, un giovane di qualche anno più grande, atletico e con braccia e gambe ben tornite grazie allo sport, con dei capelli lunghi neri come la notte e luminosi occhi castani. Arianna si versò nel piatto blu, una copiosa porzione di bacon con del bianco d’uovo, e prese il succo d’arancia, sua madre gli tolse il bicchiere di mano e gli diede la tazza con il cappuccino. «Lo sai». Lidia gli tolse il bicchiere di mano e le diede uno sguardo di rimprovero , così Arianna roteo gli occhi e sbuffò, non tocco quasi nulla del patto e prese con entrambi le mani la tazza e diede dei lunghi sorsi. Vic si voltò a guardarla.
«Stamani ti accompagno io a scuola» disse, addentando una fetta di pancetta.
Arianna lo guardo a lungo, con metà della testa nascosta dalla tazza, bevve l’ultimo sorso e poi la posò delicatamente senza proferire parola. ”
Suo padre si alzò e si accomiatò da loro. Cinse la vita di sua moglie, gli diede un bacio sulla guancia e raccolse la borsa dei documenti che gli aveva preparato, gli diede una rapida occhiata poi, passo a scarmigliare i capelli di Vic e quelli di Arianna.
Vic si alzo ridendo e si diresse verso la sua stanza, anche Arianna fece un sorriso, poi prese il piatto blu e buttò gli avanzi nel cestino, prese delle fette di pane bianco e lo riempì con delle formaggio fuso Inglese e del pecorino Toscano. Poi le avvolse ben bene nella carta e poi prese un sacchetto di plastica con la chiusura salva freschezza e un succo di frutta. Sul ripiano della mensola c’era un cornetto alla marmellata, rimasto in caldo dalla colazione. Arianna gli diede un morso e con il resto che ancora gli sporgeva dalla bocca se ne andò in camera sua.
Si tolse la maglia da basket e i pantaloni, prese un top rosso e il maglione di lana lungo blu, che le avrebbe fatto da vestito, s’infilo la gonna a pantalone , si rimise i suoi braccialetti, e gli stivaletti in pelle. Poi diede due gocce di profumo “ la passata per capelli rossa.
Fece in modo di nascondere le sue gambe dalla vista di Vic, che trovò, sulla porta, per accompagnarla alla macchina.
I sedili scaldati dal sole erano piacevoli al tatto, Vittore emanava un forte odore di sandalo con note di mandarino speziato, era molto rilassante. «Com’è che mi porti tu, stamani?» chiese Arianna, «Il meteo dice che oggi verso l’una, pioverà, e non voglio che ti ammali!» rispose in modo quasi canzonatorio Vic. Arianna lo guardò dondolando la testa di lato, facendo il broncio.«Si, esatto e non farmi gli occhi da cucciola, data la tua ultima scorribanda di ieri sera, sono costretto a tenerti sott’occhio».
«Ma quale scorribanda? Sono solo andata a ballare».
«Sei tornata alle cinque e puzzavi terribilmente di alcool».
«Ma poi mi sono fatta una doccia».
«E difatti non abbiamo avuto l’acqua calda stamani. Comportati in modo normale».
« …. Nah. Io non sono normale».
“Si, ma non spifferiamolo ai quattro venti, ti spiace? Guarda che usare i tuoi poteri psichici, o come vuoi chiamarli, deve rimanere un segreto».
«Lo so, lo so. Ma alla fine, so alzare qualche zolletta di terra e “vedere” qualche animale strano. che vuoi che sia?... Certo..; qualche centinaio di anni fa mi avrebbero dato della pazza, e bruciato sul rogo, come minimo, oppure mi avrebbero rinchiuso in qualche manicomio, adesso invece...»
«L’opzione del manicomio, c’è sempre, si chiama istituto correttivo ma c’è…Sei fortunata che i Canzonieri ti abbiano trovato»
«Hanno preso anche te»
«Ma io sono carino e coccoloso»
L’auto sfrecciò all’angolo della collegiata, degli studenti stavano arrivando a piedi da diverse parti.
Vittore aprì il finestrino e l’aria era cambiata si sentiva l’elettricità addensarsi e le prime gocce di pioggia già cadevano dal cielo. Arianna guardò le nuvole sopra di loro, prese lo zaino e salutò Vic.
«Ritorno a prenderti per l’una».
Arianna annui abbassando la testa e mentre stava per attraversare la strada, un motorino a tutta velocità gli passo ad un millimetro dalla faccia. Inchiodando.
Il ragazzo sul motore, scese subito molto preoccupato e andò correndo verso di lei.
«Scusa, mi dispiace, ti ho preso“?»
«No, No, Stai attento però, okay?»
Il ragazzo sorrise, parcheggiò lo scooter accanto ad un albero e andò all’entrata principale.
Vic scese di corsa dalla macchina, ma Arianna gli fece segno di non preoccuparsi, gli sorrise e lui risalii auto e andò via.
Quella stessa mattina, la professoressa Fabiani, si presentò in classe con un ragazzo alto dai capelli biondi che Arianna aveva già visto.“Il ragazzo dal nome semplice, era Massimiliano Brumotti, figlio del nuovo preside. Aveva grandi occhi azzurri, e un eleganza da figlio di papà , quando il ragazzo la’ guardo, rimase un attimo sorpreso e poi la salutò. Alla Proff, non sfuggi la cosa.
«Arianna conosci Massimiliano?». Chiese la Professoressa Fabiani.
«Si e no»
«Beh, vorrà dire che farete conoscenza. Signor Brumotti, si segga dietro di lei, accanto al signor Morandi.»
La classe aveva un trio ben definito di ragazze popolari, tra loro, Debra, una delle tre ragazze alla moda e acide dell’ultimo anno, che Arianna aveva visto negli anni precedenti uscire con Vic, prese voce.
«Professoressa, accanto a Bia…Canzonieri c’è un posto libero»
«Stiamo aspettando un altra studentessa, signorina Verna, quello sarà il suo posto».
Lo sguardo sorpreso e altezzoso delle altre due fece ridere Arianna.
Quella mattina di metà settembre, la scuola era luminosa, affollata, odorava di detersivo scadente e polvere di gesso, ma fortunatamente, i suoi abitanti occasionali erano più profumati di un bordello francese.
“Dai bagni arrivava un forte odore di ammoniaca e sapone, la classe dove era stata assegnata Arianna era in fondo al corridoio vicino alla palestra, era piccola, i dodici studenti che ormai avevano intrapreso l’ultimo corso della specializzazione, non erano ancora arrivati.
Arianna, durante l’intervallo, aveva avuto a malapena il tempo di leggere l’insegna sulla porta, con gli orari della settimana, che e entrarono a rotta di collo, il gruppetto delle tre ragazze che che si piazzarono proprio a metà della classe, unendo i banchi, Arianna infilò il diario nella borsa e si posizionò alla destra della cattedra nella prima fila di banchi, accanto al muro, dove appoggiò la testa.
Una delle ragazze gli si posizionò di fronte, «Ciao, in questi giorni non c’è stato modo di presentarci, io sono Stefania Martello e tu sei..?»
“Arianna… piacere».
«Si…» La sua faccia era un misto tra “già lo sapevo” e “Sai chi sono vero?”.
«Sai che le persone raccontano storie su di te?» Una biondina svampita parlò da sopra la spalla di Stefania.
«Hai anche un soprannome... Biancaneve!» disse l’altra ragazza coi i capelli color paglia e le punte blu verdastre
«Biancaneve?» chiese Stefania, Ramona e Debra si guardarono negli occhi.
La ragazza con i capelli biondi e il top rosa da bambolina tirò su un enorme sorriso a trentasei denti, e guardando la sua amica roteo l’indice intorno alla tempia. Stefania lo notò e fece spallucce, si voltò di trecento sessanta gradi per un nano secondo e silenziò le due arpie. Poi con un sorriso che non avrebbe convinto nessuno chiese, con voce melliflua e troppo alta per gli standard dell’orecchio di Arianna, se avesse un ragazzo. Arianna la guardò con un misto tra la noia e il disgusto, rispose in modo negativo.
Nel frattempo arrivarono anche altri compagni di classe, il biondino con un bel sorriso, un brunetto con profondi occhi scuri , una ragazza che ricordava vagamente aver visto nei corridoi l’anno prima, poi, mentre i posti si stavano pian piano riempiendo, un“ un altra ragazza con corti capelli biondi e grandi occhi da cerbiatto si sedette proprio accanto ad Arianna, mentre lei era in cerca dell’astuccio nello zaino, quando alzò la testa, guardò sconcertata la sua compagna di banco
«Noemi?»
La ragazza con gli occhi da cerbiatto si girò stupita.
«Si? Ooh » .
Rimasero qualche secondo a guardarsi e poi si abbracciarono, «Com’è possibile? Da quando sei tornata?» chiese Arianna. “Da qualche settimana, mi sono iscritta qui per finire l’anno, la mia famiglia è tornata in paese, stiamo ancora finendo di disfare i pacchi. Ma tu come stai? Saranno anni che non ti vedo? »
«In realtà è sempre tutto uguale, stessa casa, stesso paese, stesse regole»
«E stesso abbigliamento a quanto pare»
«Odio i cambiamenti, lo sai»
«Sei sempre la solita».
Noemi sorrise, la campanella risuonò nel corridoio, e dopo qualche istante sulla porta si presentò il Professore di botanica.
A parte qualche lezione noiosa, le ore passarono rapidamente. Un temporale estivo si stava abbattendo con tutta la sua forza sulle finestre delle scuola.
«Tu con cosa tornerai a casa?» chiese Noemi.
«Verrà mio fratello a riprendermi, vuoi venire con noi?»
«No oggi, viene mio padre, possiamo fare la prossima volta... aspetta un attimo.. Tuo fratello? Da quando hai un fratello?»“Giusto, si, Vic, Vittore, la sua famiglia, sua madre, l’ha lasciato con noi quando aveva dieci anni, è successo un anno dopo che ve n’eravate andati, i miei gli hanno fatto da tutore, e siamo cresciuti insieme».
«Allora dovrai presentarmelo, per forza...Cos’è quello sguardo? Come amici, non preoccuparti» disse Noemi alzando le mani.
La professoressa Fabiani, presentò alla classe Noemi, l’ultima arrivata, i maschi sembravano molto contenti, e questo mise in cattiva luce le tre grazie, Arianna sospettava in una loro qualche reazione, che arrivò qualche giorno più tardi.
La professoressa Fabiani fu chiamata dal preside e la classe rimase mezz’ora senza nessun controllore, cosa che è abbastanza normale. Arianna e Noemi stavano parlando del più e del meno, quando le tre ”
“ragazze si avvicinarono ai loro banchi, i ragazzi, dietro di loro le osservavano, ma mentre Stefania stava intrattengo Maurizio, e Debra un’altro studente, Ramona espresse il lato puerile dell’essere una giovane donna viziata e acida, riversando odio da una bocca ben truccata.
«Hey Biancaneve! Hai trovato la fidanzatina? Ah quindi sei lesbica ecco perchè nessun ragazzo è alla tua altezza»
Arianna e Noemi guardarono in modo malevole le tre arpie. Probabilmente rispondergli sarebbe stato facile, ma Arianna abbasso la testa e sbuffò annoiata come per dare peso alla cosa. Le altre si voltarono verso il nuovo arrivato e probabilmente volevano farsi notare, ma Arianna lo aveva già incontrato, e la risposta arrivò proprio da lui.“Anche se fosse? Che problemi hai? Sei Gelosa? Dovresti preoccuparti degli affari tuoi » Il ragazzo vestito da rapper di lusso che era entrato col cappuccio in testa e che di solito era seduto una fila dietro ad Arianna aveva risposto per lei, Arianna lo guardo attentamente dandogli un mezzo sorriso. Anche Noemi, lo guardò attentamente era alto, con dei capelli color biondo cenere che cadevano morbidi dietro le orecchie , la sua mascella era squadrata e aveva delle labbra carnose, i suoi occhi erano un colore indefinito.
«Grazie…» rispose Noemi guardandolo e aspettando una sua continuazione della frase.
«Massimiliano»
«Se ti dovessi chiamare Max, te la prenderesti»
«No»
Arianna, rise guardando gli sguardi tra Noemi e Max. «Brave, Bravissime, avete fatto peggio che meglio».
Le ragazze, stizzite, presero gli zaini ed uscirono.
«Beh, dato che vi siete già presentati, non sto a ripresentarvi, lei è Noemi, la mia migliore amica dalle elementari, e lui è il ragazzo che stamattina ha cercato di arrotarmi col motore»
“Che cosa?»
«Se avessi saputo che saresti stata nella mia stessa classe, ti avrei messo prima sotto le ruote, anche lei»
«Hai uno strano senso dell’umorismo tu» Arianna lo guarda e poi si mette a ridere.
«Facciamo una uscita a tre magari, per farmi perdonare?»
Arianna e Noemi rispondono in coro ridendo,
«Non esiste»
«Però davvero voglio uscire, Arianna per farmi perdonare voglio portarti assolutamente fuori, e poi non conosco nessun posto»
«Se devo farti da guida ci sto.. Noe?»
«Non posso in questi giorni, devo finire di traslocare e spacchettare le cose…»
La professoressa Fabiani entrò in classe i ragazzi si sedettero in silenzio lei andò, dritta davanti al banco di Stefania e uno sguardo come di disapprovazione le passò davanti il volto.
“Bene. Benvenuti ai nuovi arrivati e Buon Anno insieme, l’ultimo spero per tutti voi. Qualcuno di voi quest’anno sceglierà l’università altri andranno direttamente nel mondo del lavoro. I spero sinceramente che scegliate il meglio e ciò che realmente avete sempre sognato tuttavia dovete sapete che nella vita ci sono luci e ombre ed entrambe servono per diventare la parte migliore di vi stessi. Bene adesso parte i vostri libri e vediamo che cosa vi siete scordati per le vacanze di fare….»
La campanella risuonò mentre Debra veniva sgridata per non aver terminato i compiti estivi, e tutti si precipitarono fuori dall’aula, tranne Stefania che rimase seduta guardando la professoressa.
Arianna Noemi e Max uscirono insieme da l’aula e Max si avvicinò un pò troppo alla faccia di Arianna, mentre lei stava giocherellando con un sasso per terra. Noemi si sentì chiamare da suo padre e corse via salutando.“Arianna si distrasse un attimo e incespico sopra il sasso e Max la prese per la vita.
«Tu cadi spesso eh?»
«Scusa ero soprappensiero, devo chiamare Noe oggi pomeriggio e..»
«Posso chiamarti anche io? Posso avere il tuo numero?»
«No, quando te lo darà Noemi allora ti darò anche il mio»
«Ti posso aggiungere su Instagram?»
«Okey, »
Mentre rispondeva automaticamente a queste domande, Arianna guardava Vittore che stava parlando con Stefania.
Stefania stava appoggiata al cancello e la professoressa Fabiani era lì a pochi metri da lei, stava parlando con il preside e indicavano Max.
«Ciao, Vittore come è stata la tua estate?»
«Come sempre»
“Sei venuto qui per tua sorella o per me?»Stefania continuava parlare ma Vittore rispondeva a monosillabi e continuava a fissare Ariana che cominciava a sentirsi a disagio. Quindi cominciò a fare quello che non avrebbe mai pensato di fare. Acconsenti ad uscire con Massimiliano.
«… e quindi potremmo uscire Sabato?»
«Solo perché sei nuovo in città, acconsentirò a questa cosa»
«C’è un ragazzo con lunghi capelli neri che mi fissa, lo conosci?»
«Eh? Ah Si, è mio fratello Vittore, Senti io faccio un favore a te e tu ne fai uno a me, voglio vedere che fa…Abbracciami»
Massimiliano la guarda con una certo scetticismo e poi fa esattamente come Arianna gli dice.
«Poi mi spieghi»
“Un brusio si forma intorno ai due alcuni ragazzi rimangono imbambolati, altri cominciano a fischiare, Massimiliano, la stringe dolcemente e gentilmente a se. Poi comincia sussurrare che Vic è immobile e sta arrivando..
«Ed ecco il mio numero di cellulare, chiamami ciao» Arianna si allontana da Max, e gli fa un occhiolino.
Max fa un passo indietro, un mezzo inchino e fugge al motore.
«Hey che significa? Gli hai dato il tuo numero, lo hai abbracciato…»
Arianna gli fa un sorriso trentasei denti e senza ascoltarlo «Possiamo andare a casa, Tu hai fatto?»
«Era il ragazzo di questa mattina?
«E’ carino vero?»
Vittore rimane immobile, guardando Arianna che sorride al ragazzo e lui che da lontano la saluta con la mano. Vittore strinse le chiavi della macchina , salì in auto e guidò furiosamente verso casa.
Arrivati a casa Vittore, gettò lo zaino di Arianna sul divano e percorse tutte le stanze in cerca di Dario e Lidia che non erano ancora a casa, poi, batte un pugno sul tavolo di legno in cucina.
“Dimmi, adesso spiegami che cosa c’è di sbagliato in te…. Quel tipo ti ha quasi messo sotto stamani e oggi, eri abbracciata a lui e gli hai persino dato il tuo numero di cellulare »
Arianna lo fisso per un secondo , poi per evitare di mettersi a ridere in fronte a lui, tirò i capelli in avanti fece finta di sistemarsi le scarpe.
«Perché sei così arrabbiato? Mi ha chiesto scusa e poi dopotutto siamo in classe insieme, mi sembra normale che parli con un mio compagno di classe, Che cosa pretendi ? Che lo ignori? Per quale motivo? E’ pure nuovo in città, gli dovrò spiegare gli usi e i posti di qui no? E Poi oggi mi ha difeso dalla tua bulla di ragazza, e quindi siamo decisamente diventati amici»
«No, asp, forse ho capito male? E’ nella tua stessa classe? Lo vedrai tutti i giorni?»
“Ovvio, quindi… hai sentito solo questo di quello che ho detto? Ok, Puoi dire alla tua ragazza di non infastidirmi quest’anno e di non parlarmi.. Grazie.»
«Non è la mia ragazza»
«Lei lo sa?. E poi, non ci stavi giusto parlando mezz’ora fa?»
La chiave nella porta principale, scatta, e Lidia e Dario entrano in casa, Arianna corre verso il frigo mentre Vic, balza sul divano in modalità relax.
Dario appoggia il rotolo del progetto di architettura, sul tavolo, prende la borsa e tira fuori il computer con la tavoletta grafica e mette tutto a caricare nella sua scrivania. Arianna lo osserva bevendo un bicchiere di latte, poi guarda sua madre che stava appoggiando una busta della spesa.
«Allora, come è andato il primo giorno di scuola?»
Arianna beveva in silenzio facendo spallucce.
«Un altra domanda?»
«Bene, vedo benissimo. E tu a lavoro, Vittore?»
“Dario si siede al bancone della cucina e Vittore si appoggia a lui mostrando l’okay con il pollice.
«Io mi ricordavo che avevate il dono della parola, ma a quanto pare..»
«Ho incontrato una persona nuova»
«Davvero? Qual’è il suo nome?»
Vittore spostò il suo peso da un lato all’altro.
«Noemi»
«Come la tua vecchia amica?»
«No. E’ proprio lei.»
«Davvero, quindi questo significa che quest’anno vedrò finalmente mia figlia uscire fuori dalla sua camera e uscire con degli amici reali, oh questo si che è interessante»
“E quel ragazzo» Vittore stava parlando con la testa abbassata mentre guardava i progetti di Dario.
Dario e Lidia alzarono la testa incuriositi, Dario alzò la mano destra
« Un ragazzo?»
Arianna guardò Vic, la sua fronte aveva assunto quella strana espressione, un misto tra disperazione e preoccupazione.
«Si, un mio compagno di banco, Vic l’ha incontrato oggi a scuola è il figlio del preside, è nuovo in città e si chiama Massimiliano e …»
Guardando Vittore con mezzo sorriso
«….Fattene una ragione»
«Dovrei farmene una ragione? Quel tipo ti ha quasi investito oggi?»
«Come prego?» Lidia e Dario chiesero all’unisono.
«Il solito melodrammatico, non è successo nulla, si, sto bene sto bene… Max mi ha chiesto scusa e si è preoccupato per me, mi ha perfino offerto la colazione e alla fine delle lezioni mi ha accompagnato alla macchina, mentre Vittore parlava con una ragazza.»
Dario si mise a ridere, «Quindi è per questo che prima stavate litigando come delle vecchie signore»
“Arianna e Vittore diventarono paonazzi e se ne andarono nelle rispettive camere.
«Tra un ora si cena» urlò Lidia prima che entrambi si chiusero la porta alle spalle.
Il sole oramai al tramonto colorava di arancione le fronde degli alberi, la camera di Arianna era al buio e lei scriveva al computer i compiti.
Nella scuola l’ultimo raggio di sole raggiunse la vetrata centrale, la scuola era ormai spenta, la bidella finiva il suo giro di ronda per chiudere ”“le ultime imposte. Raccolse gli ultimi sacchi di immondizia accumulati all’ingresso e aprì il cancello frontale, alcune ombre passarono inosservate. Il portinaio, gettò gli ultimi sacchi nel contenitore all’esterno, poi uscì seguito dalla bidella e andò verso la sua auto, diede un ultima occhiata alla scuola controllando che tutto fosse in ordine e tornarono a casa.
Un braccio protetto da un giacca ruppe il vetro di una porta della palestra. Un ragazzo e una ragazza s’intrufolarono all’interno,
« Ma non ci scopriranno?»
«Tranquilla»
«Secondo me non è stata una buona idea»
«Invece è stata un ottima idea» rispose il ragazzo cingendole la vita e tirandola a se’
«Andremo in piccionaia, lì non ci disturberà nessuno»
«Ne Sei Sicuro?» rispose la ragazza tremante
«Dai , vieni, lo so che ti piacerà» avvicinando le labbra di lei alle sue, «Ci divertiremo».
”
“Un rumore proveniente dal fondo del corridoio, fece trasalire la ragazza,
«Sei sicuro che non ci sia nessuno?»
«Che c’è hai paura?»
Poi si mise a urlare «Hey c’è qualcuno?»
Per i corridoi vuoti la sua voce riecheggio e nessuno rispose al suo richiamo.
La ragazza girò la testa e quando si voltò il suo viso aveva delle pupille viola brillanti e la sua pelle era diventata iridescente, appoggiò la mano sul petto del ragazzo e da lui uscì una sostanza dorata, impalpabile, poi i suoi denti cambiarono azzannò il povero studente. Che urlò di dolore.
“Arianna non aveva dormito bene, aveva avuto i soliti incubi, delle visioni, di un mondo sotterraneo dove era rinchiusa, una cripta, delle candele, una statua di una divinità mostruosa che vedeva emergere dalla nebbia. Oramai erano mesi e sperava di averci fatto il callo, ma si svegliava sempre di soprassalto quando riusciva a vedere sempre più chiaramente la faccia della divinità che si muoveva e la obbligava a bere una sostanza lattiginosa brillante, allora il dolore aumentava e lei si svegliava. Ma stanotte c’era stato quella faccia, diversa dal solito, così vicina, così umana. Era la prima volta che la sognava.
Madida di sudore scalciò le coperte sopra di lei. E si mise la testa fra le mani.
Quando sì alzò senti subito che qualcosa di diverso era accaduto stanotte, i soliti spiritelli che abitavano nel suo giardino, che solo lei vedeva, stamani erano ancora chiusi nelle loro case, e quando provò a tamburellare alla porta, un impaurita fiammella blu le danzò davanti gli occhi, facendo dei gridolini incomprensibili, poi richiuse la porta.
«Accidenti, siamo un pò acidi, oggi eh?»
Arianna appoggio il suo plaid rosso per terra e aspetto che le piccole fate uscissero dalle casette. La fata“Anselv, sua più vecchia conoscente uscì molto preoccupata.
«Mia signora, è successo qualcosa?»
«Mi dispiace disturbarti a quest’ora, ho auto uno strano incubo, diverso dal solito, va tutto bene nel vostro mondo?»
«L’avrei informata io stessa domattina, ma qualcosa che non dovrebbero essere in questo mondo, vive, adesso qui. Qualcuno che gioca con le vite dei mortali, qualcuno chiamato per fare del male. Ma mi racconti del suo sogno.»
«Ero incatenata al pavimento, c’era una caverna con riflessi di madreperla, un enorme bacinella di acqua bianca. Una specie di mucca umana, si è avvicinata . Mi ha detto “il tempo è giunto” mi ha buttato a terra. Poi qualcuno si è avvicinato a me, era così familiare ma aveva grandi “zampe da capra. Poi ho visto solo i suoi occhi Rossi come fiamme e poi il dolore lancinante mi ha svegliato.»
«La figura con la faccia di mucca, potrebbe essere… la Batuffa, è una matrona leggendaria, di solito aiutava nei raccolti ma molti dicono che una volta era una splendida donna che per punizione fu mutata in una bestia. E da allora lei rapisce tutte le belle donne per vendetta… ma essendo una vecchia divinità mi chiedo se esista ancora e come mai non sia ….qualcuno sta comunicando con voi, o è un ricordo passato non saprei, forse è solo un incubo, mi hanno detto che voi umani fate spesso sogni di questo tipo…Forse sarebbe meglio se chiedete qualche spiegazione in più ai vostri genitori, tipo come siete nata. Non avete ancora parlato con i vostri genitori?»
«Mi hanno detto che quando avrò diciotto anni mi racconteranno tutto, ma non so se chiederglielo prima. Alla fine manca solo qualche mese. Lidia e Dario sono stati dei buoni genitori per me e vada come vada lo saranno sempre, forse ho solo paura di conoscere la verità e cercare di non ferirli è una mia priorità. Aspettiamo e vediamo.»
“Si mia signora, comunque se accadrà qualcosa glielo dirò immediatamente»
Arianna mandò a dormire Anselv e nel silenzio della notte, torno a letto, i rumore del vento tra gli alberi la fece sprofondare in un sogno quieto come cullata dal mare.
La luce del sole abbaglio le lunga ciglia di Arianna e Lidia, sua madre, la chiamò a fare colazione, Vittore era già fuggito a lavoro e quindi Arianna scese in garage a prendere il motorino. Era poco tempo che lo aveva, era Vespa elettrica color blu mare che fortunatamente aveva messo a ricaricare nei giorni precedenti. Prese il casco e sfreccio fuori. L’aria stava diventando sempre più fresca, ma il piumino leggero era più che sufficiente, quando arrivò a scuola, parcheggio dietro la palestra, proprio in prossimità della porta, e li che notò delle tracce di sangue, erano alquanto impercettibili, ma le notò comunque. Fece finta di nulla e infilò il “casco sotto la sella, prese lo zaino e si diresse in classe. Le prime due ore sarebbero state di educazione fisica, e andò nello spogliatoio.
Cominciarono ad affluire altre ragazze mentre, i maschi stavano entrando nell’altro spogliatoio, Arianna appoggiò la testa alla parete e inspirò, l’aria era dolciastra, un acre odore di legno marcio e acetone aleggiava nello spogliatoio.
Arianna appoggio lo zaino e uscì subito perché quell’odore le provocava uno strano prurito al naso e aveva iniziato a starnutire così era uscita immediatamente credendo che fosse colpa della solita allergia alla polvere, ma questo odore era diverso. Calmò il suo battito e annusò intensamente l’aria, appoggio la fronte alla finestra, e sentì la traccia dello stesso sangue che aveva visto fuori.
Due ragazze le passarono accanto, entrando nello spogliatoio.
«L’hai vista quest’anno Jessica?»
«Si, con quei capelli, ma dove crede di andare»
“E quella storia su la sua avventura estiva? Io non ci credo nemmeno se lo vedo...» la ragazza andò verso la porta del bagno, l’aprì e qualcosa rotolò ai suoi piedi.
Un corpo umano, un giovane ragazzo.
Le urla agghiaccianti fecero voltare i presenti e accorrere il resto della scuola. Arianna rimase lì ad osservare come catatonica tutti gli eventi, che le accadevano davanti, qualcuno la spostò e la portò in palestra, i rumori si fecero ovattati e tutto si ridusse ad un continuo viavai muto di persone. Gli inservienti e il preside arrivarono poco dopo.
Dopo un buon quarto d’ora anche le forze di polizia arrivarono sul posto. Tutti i ragazzi furono convocati nella palestra e quelli che non avevano visto nulla furono spediti nelle loro aule.
Arianna e gli studenti che avrebbero dovuto partecipare alla lezione di ginnastica furono messi in fila nel corridoio ad aspettare ed ad osservare tutta la scena.
“Molte ragazze cominciarono a piangere e cominciarono i primi casi di isteria collettiva.
I rumori delle sirene aveva comunque assembrato una marea di studenti curiosi e per cui furono tutti rinchiusi nella palestra come si faceva durante le assemblee.
Max la trascino via, la vibrazione di un cellulare la risvegliò di colpo. Si toccò le tasche della giacca e cercò il suo cellulare, ma si rese conto che era rimasto nello zaino nello spogliatoio.
Durante l’assembramento il preside nominò uno psicologo, a cui i ragazzi potevano fare riferimento per qualsiasi problema. Arianna e Max si guardarono preoccupate, mentre lo psicologo elargiva perle di saggezza sulla catarsi e il lasciar fluire il dolore, e loro due si spostarono verso il muro dove trovarono Massimiliano che stava sbadigliando in fondo alla palestra e rispose ad una telefonata o almeno così sembrava. Poco dopo tutti i cellulari come se fossero un stonata sintonia iniziarono a suonare, prima da un punto e poi dall’altro della palestra.“Il preside infatti aveva mandato un messaggio a tutti i genitori sulla sospensione delle attività settimanali causa la morte di una persona all’interno dell’edificio. Dato che non aveva ne specificato ne chi, ne cosa era accaduto, i genitori o i tutori che avevano potuto si erano precipitati lì.
Sembrava tutto irreale.
I genitori preoccupati stavano iniziando a chiamare i propri figli, che sarebbero potuti uscire solo quando la polizia se n’era andata e li avevano informati dei fatti. Lidia, Dario e Vittore erano fuori dalla cancellata della scuola insieme ad altri genitori, e si guardavano preoccupati. Arianna non poteva raggiungere il suo cellulare, nel suo zaino, quindi chiese a Max di fargli fare una telefonata.
«Chi è? Amore ciao, Stai bene? Di chi è questo cellulare?» Rispose Dario
“Si babbo, di Max, un mio amico, hanno trovato un cadavere in palestra, però non so chi sia, ho il cellulare nello Zaino e lo zaino è nello spogliatoio in palestra, quindi ...»
«Va bene non preoccuparti, appena avranno finito vedrai che potrai riprenderlo, non è importante per adesso, sappi che noi siamo qui fuori.»
«AH, ma io sto bene, potevate stare a casa..Okay, a presto» Arianna chiuse la telefonata e consegnò il cellulare a Max, ringraziandolo.
All’improvviso una necessità si fece più impellente, e sgattaiolò nello spogliatoio, per cercare un bagno. La polizia era occupata a guardare fuori dalla porta e l’unica guardia vicino alla porta stava osservando delle immagini sul cellulare. Lo spogliatoio era stranamente in penombra e Arianna ci mise qualche millesimo di secondo per rendersi conto che il cadavere era ancora lì, lo avevano coperto con un telo ma non del tutto, sull’avambraccio destro si scorgevano i segni di una strana infezione, un articolata venatura verde scura che attraversava tutta la pelle, Arianna alzo leggermente il telo, mentre la tasca superiore del suo zaino si illuminava ritmicamente; la pelle del viso era contorta in una strana smorfia di dolore e anche se non vi erano “ tracce di ferite profonde, il cadavere pareva esangue. La pelle era rialzata come se fosse diventata una specie di corteccia, le unghie avevano strane escrescenze. Una volta girata la testa Arianna vide un enorme morso al di sotto della gola, che gli arrivava fino alla clavicola. Qualcosa però si muoveva, dentro la ferita, al di sotto dei brandelli di carne e stoffa lacerati, Arianna prese un bastoncino di legno che ara li vicino e provò ad alzarlo. Una grossa larva stava costruendo il nido, come se si trovasse proprio dentro una corteccia di un albero. Al contatto con il sangue anche il bastoncino che aveva in mano si mosse e Arianna lo gettò immediatamente a terra. Ricoprì il corpo con il lenzuolo, prese il suo zaino, con il cellulare . Aspettò che la guardia si fosse voltata dall’altro lato per scivolare di nuovo fuori dallo spogliatoio. Girato l’angolo si scontro con uno studente, che la prese tra le braccia, aveva un profumo di limone e muschio bianco, che la fece starnutire. Si staccò così rapidamente da lui, quasi da inciampare, il ragazzo la riprese al volo, a quel punto Arianna lo guardo in viso ed era Massimiliano.
“Hey voi due, che ci fate qui» Tuonò l’agente alle loro spalle.
I ragazzi tornarono velocemente in palestra. Arianna si sedette con le gambe incrociate a terra, gli mostrò il cellulare e vittoriosa si sedette davanti a lui, il preside comunicò che l’assemblea sarebbe durata ancora un ora.
«Che palle, se vuoi ti do un passaggio, se ci fanno uscire prima» disse Max.
«Hai l’auto» chiese Arianna.
«No, ho la moto ma ho due caschi»
«Non sono mai salita su una moto, è difficile?»
«No basta che ti reggi stretta e andrà tutto bene»
«Allora un giorno proviamo, al momento ho un altro problema, ho lo zaino dove è il cadavere»
“Max appoggiò la mano alla fronte e scosse la testa, il Preside annuncio che ne avrebbero avuto ancora per un ora buona, e allora Arianna si mise a giocherellare con il suo portachiavi di Sesshomaru, Max glielo strappò dalle mani e ma mentre cercava di giocarci, gli volò vicino ad altri studenti. Un giovane ragazzo asiatico che era seduto da solo nell’angolo lo raccolse, Arianna corse a riprenderlo.
«Sesshoumaru?»
«Si, é mio ah.. Tu sei Ren? Giusto?»
Ren Mansaku, uno studente internazionale dal Giappone era venuto per stare qualche mese in Italia come scambio culturale, la fissò per qualche istante. Poi indicando Max, chiese se era il suo ragazzo. Arianna sorrise e rispose prontamente di no, che erano solo amici. Arianna si sedette accanto a lui Ren era simpatico, cordiale, timido e aveva un bel sorriso.
«Scusa, ma.. quello è il tuo ragazzo?»
Arianna guardò dove il dito di Ren indicava, Max aveva la testa di lato e li fissava curioso.
“Oh , no, no, è un mio amico di classe, io non ho un ragazzo»
«Davvero!!, Per caso ti piace la cultura Giapponese? Potremmo parlarne qualche volta davanti un piatto di Ramen»
«Oh , si, Si, Certo la adoro»
Arianna prese il suo cellulare e scannerizzo il codice per whatsapp,
«Cosi possiamo parlare»
Ren Fece un enorme sorriso e poi con i pugni chiusi in segno di felicita, inchino un pò la testa e sussurrò «Arigato»
La grande campana dell’atrio suono, era il segnale che potevano uscire, Max alzo per un lo sguardo al cielo e con muta felicità si alzo dal pavimento. Fece un segno d’assenzo ad Arianna e sorrise in maniera benevola a Ren.
«Allora cosa hai deciso di fare vieni con me?»
Arianna varcò la porta esterna e si trovò tutta la famiglia la completo che la aspettava. Vittore era palesemente infastidito che Max le stesse così vicino. Andava avanti e indietro, mentre Lidia chiedeva alle altre mamme che cosa era accaduto. Dario la cercava tra la folla e quando la vide gli sorrise facendo due pollici in alto.
“Forse è meglio Domani. Così magari c’è anche Noemi, e riscossa combinare qualcosa»
«Che? Cosa? Come hai fatto?? EHI tu»
Arianna Corse verso i suoi genitori ma a metà strada si giro guardando Max e gli fece la linguaccia»
«Allora, che cosa è successo?» Fece Dario.
«Ah.. C’è stato una specie di omicidio a scuola, un ragazzo è stato trovato morto negli spogliatoi, e quindi siamo usciti»
«Un ragazzo, chi? Come? Fece Vittore.
“Era un maschio bianco sulla ventina, non so chi sia , ne perchè fosse lì, non è un alunno della scuola, sembrava più grande…»
Dario alzò la testa e lanciò un occhiata a Lidia, che avanzò verso di lei.«Devo assolutamente farti smettere di guardare quei film polizieschi »
«Come lo ha visto?» Fece Dario.
«Io ero li, ero in palestra, dovevamo avere una lezione. Ho appoggiato il mio zaino qualche minuto prima che le ragazze cominciassero a urlare. Ero uscita subito perché non si respirava nello spogliatoio c’era un tanfo infernale. Le ragazze che l’anno trovato sono entrate subito dopo di me, io ho sentito solo il tonfo a terra. Quando sono tornata nello spogliatoio, il corpo era nei bagni, per terra, non c’era sangue ma aveva un enorme pezzo di carne strappato proprio sotto il collo e un altro morso qui, all’altezza del cuore, ma la cosa strana è che le sue vene erano nere, aveva una sorta di tattoo lungo tutto il morso e pezzi della sua pelle erano così accartocciati che pareva, corteccia di albero e volete sapere una tra cosa… c’erano delle Larve, sotto la sua pelle. Attaccate ad una sostanza viscida …»
“Vittore Lidia e Dario erano fermi immobili, Arianna che si era persa nel discorso, vedendo i loro occhi sgranati si fermo e «…ma certe cose è meglio parlarne a casa vero»
Lidia fece un grosso respiro e si struscio l’occhio destro, poi fece un largo sorriso e senza smettere di sorridere prese Vittore e Dario per i bracci e li spinse verso la macchina.
«Andiamo a casa»
«Beh fortunatamente c’era Max con me.»
Ma nessuno disse una parola fino a casa. Cenarono guardando la tv e ascoltando la notizia al telegiornale. Lidia la accarezzò tutto il tempo come un gatto sornione, sul divano poi verso le undici di sera, spensero le luci e andarono dormire.
“Pensavo che avresti replicato» disse Arianna sottovoce a Vic. «E’ impossibile per me arrabbiarmi con te oggi»
«Strano? Come mai? »
«Perché ho avuto una paura fottuta e mi va bene che tu stia bene»
Poi con il solito passo greve che lo accompagnava, Vittore andò nella sua stanza e al solito chiuse la porta, questa volta lentamente. Arianna lo osservò andare via e poi anche lei se ne andò a letto.
La brocca d’oro era accanto ai suoi piedi, vedeva annebbiato, la testa le faceva male, le catene le facevano male, i segni suoi polsi oramai erano diventati un tutt’uno con la sua pelle. Poi un lampo viola e un altro posto, un giardino, mani che si toccano , una persona che ride, un ragazzo, sembra tutto così tranquillo, poi negli occhiali di lui, vedo degli occhi luminosi e viola, gli occhiali a terra sporchi di sangue …”
“Arianna si svegliò da un altro incubo, la sua bruciatura sulla spalla destra, quella forma a forma circolare, le faceva molto male, si alzò e andò allo specchio, con le unghie arrivò fin sopra il punto dove le bruciava di più. Cercò di grattarsi per alleviare il dolore, ma sentì solo il rialzo delle pelle e un punto molto più caldo. Arianna sentì lo stomaco stringersi. Doveva sicuramente sembrare pazza, giochi cerchiati di nero i capelli in disordine, strinse più forte le mani intorno al suo corpo. Poi si getto sul letto.
Lidia dal salotto, le comunica che la scuola sarà chiusa oggi. Arianna guarda distrattamente il cellulare. Poi abbassa la testa sul cuscino.
L’edizione del Tg mattutino, comunicò che la sera prima il ragazzo era stato visto passeggiare con una ragazza, e che la stavano cercando.
Arianna prese una carota cruda e se la mise in bocca e ascoltò attentamente, Poi prese il suo laptop, e cercò il video per intero ”
“riguardando il video mostrato al tg sul computer, quel volto le ricorda molto qualcosa che ha visto nel sogno quella stessa notte.
«Mamma devo cambiare le lenzuola, le altre sono già asciutte? »
«Si.. Hai avuto un altro incubo?»
Arianna, annui brevemente, Lidia le passò accanto accarezzandole la testa, «Vuoi che rimanga a casa oggi?»
«No Grazie, non importa, ma posso chiamare Noemi? Lei ieri non c’era e …»
Lidia sorrise e non gli fece finire la frase, «Certo, tanto siamo tutti fuori fino ad oggi pomeriggio, se vuoi mangiare a pranzo ci sono le polpette nel frigo, basta che le riscaldi., riposati»
Arianna prese il suo bicchiere di latte, un libro e con la coperta in terra si mise a sedere accanto alla casa delle Fate.
«Mia signora, siamo venute a conoscenza dell’essere che è scappato dal nostro mondo, è una fata oscura. Una fata che si nutre del sangue e dell’anima degli umani»
“Sapete come rintracciarla, dove si trova, perché lo fa?»
«E’ stata chiamata da qualcuno, ma non saprei dire chi.. qualsiasi essere umano è in pericolo.»
Il campanello della porta principale squilla, e Arianna fa cenno ad Anselv di rientrare, quando va' ad aprire Noemi è li nel suo solito completo bianco.
«Quindi fammi capire, ti lascio un giorno, e c’è un omicidio, bellissimo. Quando sparirò mezza settimana perché vado in fiera con babbo che succederà , un attacco nucleare?»
«Ci sta’ dai entra»
Noemi entrò piano e in silenzio si guardò intorno sporgendosi addirittura dallo stipite della porta del soggiorno «Salve,»
“Arianna rise «Non c’è nessuno, tranquilla, allora il dentista?»
«Ho ancora il labbro che mi fa male per colpa sua, tra un pò mi affogava con l’asciuga saliva lì…»
«Aspirasaliva»
«Si quel robo lì..ma dimmi un pò»
Arianna raccontò con profusione di particolari il ritrovamento del corpo e l’incontro con Ren»
«Quindi oltre al cadavere un nuovo ragazzo, e Max come si è comportato? »
«Mi aiutato a riprendere il telefono e lo zaino, è stato gentile anche con Ren, non che si stanno parlati, ma gli ha sorriso quindi è cosa buona e giusta, è proprio un buon partito, capito cosa intendo»
«AH tu, sei terribile..»
“Noemi rimase fino all’ora di pranzo poi il cellulare comincio a vibrare palesemente e lei dovette scappare. Arianna continuava a fissare lo strano ciondolo che aveva al collo. «Me l’ha dato mio nonno prima di scomparire, la prossima volta ti racconto okay, adesso vado» quando posò il bicchiere vuoto sul tavolo, torna spuntarle sulle labbra quel sorrisetto malizioso che Arianna adorava.«Ho sentito che il colore preferito di Max è l'argento»
«Ah davvero? E come lo sai»
«Non posso sempre rivelare le mie fonti, ma io credo che domani puoi chiederglielo tu stessa..»
«Ah, si vado, senti come suona il clacson mio padre… quel.. va bene.. capisco, ci vediamo domani .»
L’assemblea per il rientro in classe in sicurezza era di una noia mortale.Gli occhi di Arianna erano rivolti al soffitto, quando dopo l’ennesimo discorso del preside sui rischi di uscire con persone che non si “conoscono volgeva con la solita e deleteria frase, non imboscatevi nei luoghi bui, suonava tanto di “Non accettate caramelle dagli sconosciuti“.
«Mi fa pena, ha voluto togliere le telecamere l’anno scorso e il consiglio oggi l’ha brontolato sull’ assenza delle telecamere, sarà una rottura di scatole incredibile a casa Massimiliano stava esternando tutto il suo disappunto alle parole di suo padre, sottovoce inchiodato al muro.
«Hey ciao, tu sei quella nuova vero?» Davanti a Noemi era apparso un ragazzo paffuto e carino, che era del quarto o del quinto anno. Arianna l’aveva visto sgomitare per farsi strada davanti a lei. Sembrava un piccolo gatto della fortuna.
«Si e no» rispose Noemi, stranita della domanda.
«Ragazzino che vuoi?» chiese Max lievemente scocciato.
«Hai già un ragazzo?» Chiese il ragazzo senza rispondere a Max.
«Lo vorrei sapere perché ad un mio amico piaci e vuole sapere se può provarci oppure no»
«NO» Max tuonò forte e chiaro, alcuni dei presenti si girarono meravigliati.
Noemi arrossì.
“Si beh, a quanto pare sono impegnata» Noemi dette ragione a Max, anche se era visibilmente perplessa, «Quindi ti ringrazio e se sarò single, sarai il primo a saperlo»
«Ah okay »il ragazzino deluso tornò verso i suoi compagni che parlottavano tra di loro.
«Nemmeno un grazie, l’educazione è morta» disse Arianna. Mentre disegnava una grossa M colorata sul diario.
Noemi si girò verso Max, ma si era disperso tra la folla, e lo cercò un pò tra i ragazzi, ma quando la barella con il cadavere attraversò la palestra cigolando sul legno per raggiungere l’ambulanza, i casi di urla di intensificarono, e tutti si accalcarono a vedere il corpo.
“Una volta scattate le ultime foto, anche i poliziotti se ne andarono, e al preside fu comunicato che la scuola poteva tornare operativa. A quel punto fecero uscire prima i ragazzi della palestra. Arianna salutò Noemi e prese il motore dietro la palestra, e si avviò alla cancellata. Scorse Vic con lo sguardo ansioso di sempre che la osservava da lontano, con accanto suo padre e sua madre.
Max gli prese il motore tra le mani e ci salì sopra, «Senti, mi dispiace per prima»
«Figurati, ti piace Noemi? A me puoi dirlo, non lo riferirò»
«Mi piace, si, ma .. non lo so… devo decidere e voglio farlo ai miei tempi»
Arianna scoppio a ridere, “ Okay ti darò una mano dove possibile, anzi facciamo così, domani io e lei ci dobbiamo trovare in Biblioteca. Perché non vieni anche te?»
«E’ un appuntamento?»
«Un cosa? » Vic che era oramai a portata di orecchio, si piazzo davanti la Vespa, e prese i manubri « Ti spiace?»
“No Fratello» Rispose Max.
«Non sono tuo fratello» rispose Vic risentito.
«Difatti sei il mio».
Rispose Arianna, poi si voltò verso Max, e in modo che Vic e i suoi non la vedessero gli disse sottovoce « Ne parliamo domani a scuola»
Vic montò in sella alla Vespa «Ne parliamo a casa di questa cosa».Indicando entrambi, poi prese lo zaino di Arianna e guardando Dario e Lidia disse «Questo lo riporto io, ci vediamo a casa»
Dario e Lidia presero Arianna e salirono in auto, Vic rimase ad osservare l’auto che partiva, poi, cerco il diario di Arianna e lo sfogliò, quando Trovò la M, nei suoi occhi lampeggio un moto di stizza, chiuse il diario, mise la cartella sotto la sella e prese il casco. Una ragazza si avvicinò a lui, aveva lunghi capelli rossi, e uno sguardo crudele.
< maStai“ancora gironzolando ancora intorno alla scuola, alcuni penseranno che tu sia il fidanzato di Arianna?»
«No, lo sanno tutti che sono suo fratello»
«Peccato, pensavo fossi tornato per me, per una ragazza che non hai potuto dimenticare ma a quanto pare.. non è così, se solo preoccupato che qualcuno dell’ultimo anno o qualche nuovo arrivato che non conosca la tua regola ferrea si approfitti della tua adorata sorella… beh allora bello mio hai fatto tardi. Giusto qualche giorno fa l’ho vista abbracciarsi a quel ragazzo con cui parlavi prima»
«Ah si?»
«Si proprio mentre tutti eravamo in assemblea disperati per il ritrovamento di quel cadavere nello spogliatoio, lei e lui sono sgattaiolati via e dopo li ho visti stretti stretti nell’atrio, una guardia li ha persino brontolati e a quel punto sono tornati in palestra, e oggi erano due cuori e una capanna in classe»
“E come mai mi dai tutte queste informazioni? Che cosa vuoi in cambio?»
«Questi ragazzini mi annoiano, ma un ragazzo come te è difficile da incontrare, tra qualche mese ci sarà un ballo e io voglio il miglior cavaliere possibile, e in pochi attimi tu hai catturato gli sguardi di tutte le ragazze della scuola e quindi sei diventato la mia preda, in cambio potrei darti tutte le informazioni che vuoi sulla tua sorellina a scuola, come chi frequenta, chi vede e molto altro, e ci potresti guadagnare qualcosa anche tu, la mia compagnia»
Stefania si liscio il corpo come un gatto dopo il bagno.
«Non sono interessato agli oggetti di uso comune, No grazie»
Vic si mise il casco e lasciò Stefania con la faccia pallida e le guance tirate da una smorfia di diniego.
“Dal diario Privato di Arianna
Aprii gli occhi, ed era una classica mattina, come tante altre, era la fine di ottobre, e mancavano pochi giorni all'inizio delle vacanze invernali, avrei dovuto svegliarmi prima per andare a correre, ma pioveva e così decisi di rimanere a poltrire ancora un pò. I rumori della casa mi sembravano così familiari, il solito uccellino del mattino che cinguettava fuori dalla mia finestra, il lento ronfare di mio padre; mia madre, che si stava alzando per andare a fare la colazione a me e a Vic; il mio vicino di casa che in qualche modo era diventato come un fratello acquisito. Fratello. Ancora questa parola mi era estranea, Perché per me Vic era tutto. Ma non mio fratello, e non nel senso cattivo del termine. Mi piaceva come mi chiamava, come mi parlava, come mi teneva stretta la mano quando avevo paura di qualcosa, come stava ore ad ascoltare i miei vaneggiamenti, come mi guardava. In quello sguardo in cui mi perdevo la maggior parte del tempo. Ma non avrei potuto mai dirgli che mi piaceva. Come mi sentivo quando lui era nei paraggi, quando lo cercavo tra la folla non trovandolo, cercavo solo“di scappare da tutto questo. da questi sentimenti che mi portavano a farmi sentire così viva. Quando si accostava a me, quando il suo profumo mi inondava come una brezza estiva. Scappavo. Era l'unica cosa giusta da fare. Se perdessi lui, perderei me stessa. Troppi pensieri per una normale mattina di scuola, inspiro la lieve aria di pioggia che proveniva dalla finestra e qui seduta alla mia scrivania rifletto, rifletto sul mondo, e sui miei incubi, una psicologa molti anni fa mi consigliò di scriverli su carta e poi di bruciarli, per esorcizzarli e annientarli dalla mia memoria.
Ma in realtà io non li ho mai bruciati.
Lì tengo lì ben chiusi in un cassetto e con il tempo ho iniziato a collegare alcune cose a dei miti e a delle leggende che sono realmente esistiti e tutt’ora esistenti. Dopotutto se gli altri non vedono cosa vedo io, ci sarò un motivo, e se un giorno poi, tutti vedessero?
Allora forse i miei incubi saranno utili a qualcosa.
Qualche giorno fa hanno trovato un cadavere nella nostra scuola, non so perché ma quel segno sul braccio mi fa ancora rabbrividire, ma non so che cosa sia, mi pare di averlo già visto, ma non saprei dire se è stata una cosa che mi sono immaginata o sognata ...Eppure ..Stanotte ho fatto un sogno. Un altro dei miei strani sogni che mi perseguitavano da quando sono una bambina. Ero imprigionata in un mondo sotterraneo e non riuscivo ad uscirne, il posto era bello ma allo stesso tempo inquietante, avevo paura di rimanere lì per sempre, ma strani animali continuavano a farmi visita e mi servivano in tutto. La speranza era l'unica cosa che sentivo viva dentro di me. Forse questi sogni involontariamente mi avrebbero condotto ad una spiegazione prima o poi, ma si era affievoliti durante l'ultimo anno. Erano diventati meno frequenti. Meno vividi. “Forse Vic si è svegliato. Forse anche lui fà i miei stessi sogni? Se solo non fossimo stati in questa situazione. Mi sarei fatta coraggio, gli avrei chiesto di uscire con me, ma non posso o tradire la fiducia dei miei genitori. Hanno preso Vic in casa dopo la morte di suo padre, nostro amico, quando Vittore aveva solo 10 anni. Ma la colpa è mia, sono io che non mi sarei mai dovuta mai innamorare di lui. Ma quando esce dalla doccia cammina così lentamente nei miei occhi che è terribilmente difficile da respirare. Che poi innamorare, è una parola grossa. Una cotta, si, dai, è decisamente una cotta.
Continua a ripetertelo Arianna, magari un giorno ci crederai, meno male questo è il mio ultimo anno, l’anno scorso è stato tragico... Guardandomi allo specchio, vedo solo i miei lunghi capelli neri, pelle del colore dell'avorio, occhi troppo grandi per una faccia cosi squadrata, labbra troppo carnose, e occhi freddi come laghi d'inverno. Per tutti io sono la regina delle nevi, molti miei compagni mi evitano per questo. Per lo sguardo che uccide. “ Ma in realtà è perché non rido a sufficienza o non fò parte delle ragazze giuste. Alla fine preferisco stare da sola. Non ne ho bisogno. Non che loro non ci abbiano provato a mettermi nel loro gruppo. Ma è faticoso fare sempre la carina, quando la falsità regna nella società. Semplicemente, non mi sono sentita adatta a loro e dopo un giorno ho smesso di rispondere a tutte le loro domande che avevano su Vic. Perché come se non bastasse, il ragazzo più popolare è diventato lui, all'ultimo anno. E a quanto pareva a lui non dispiaceva affatto, ogni settimana ne aveva una nuova. Quella che era durata di più era Miss Primavera, è “tovagliolo, e lui ha preso un sorso di succo d'arancia dal mio bicchiere e è uscito.
Inutile dire che non ho più mangiato.
15 settembre
La parte positiva di questo ultimo anno, sarebbe stata che Vittore, essendo un anno più di me, aveva già l'auto, e mi avrebbe accompagnato a scuola la maggior parte delle volte.
Già mi immaginavo le mie fredde mattine ammantata dal caldo del riscaldamento e nelle prime torrenziali estati refrigerata dall’aria condizionata.
Ma No! Ieri Vic ha trovato un lavoro e quindi se è possibile mi accompagna, altrimenti no.
Mio padre mi ha comprato un vespa elettrica carinissima color carta da zucchero che mi porterò a giro perché Vic ha già iniziato a lavorare.. e vabeh almeno non dovrò sempre controllare cosa c’è sul sedile prima di sedermi, date“le numerose ragazze che frequenta...stranamente questa cosa lo fa impazzire, io ci rido e ci scherzo su ma lui dice che non mi fido di lui o che non avrebbe mai fatto nulla nell'auto. Ma boh, meglio controllare... Inoltre la scuola che è appena iniziata è in fermento per il ballo d'inverno.
Si dovrebbe tenere la prima settimana di Novembre. E io ancora non ho un vestito, figurarsi un cavaliere. Così durante la ricreazione, decido di sedermi sul muretto, cosa per me inusuale, e sfogliare qualche sito di vendita di vestiti on-line. Mi appoggiai al muretto e guardò fino a che un ombra mi sovrastò, ricordo tutt'ora perfettamente le sue parole.
«Hey Regina, che stai facendo?”» Vic, era lì, a venti centimetri da me, coi capelli sciolti che ondeggiavano alla brezza invernale. Era insolitamente vicino, solitamente bello. Presi un grosso respiro.
Nella mia testa le parole NON DOVRESTI ESSERE QUI svanirono alla vista dei suoi occhi...“A parte che non mi chiamo Regina, ma Arianna, come ben sai... sto scegliendo un vestito per il ballo invernale»
«Qualcuno ti ha invitata?»la sua voce era strana.
«No, e non credo che succederà da qui a tre settimane, ma intanto so cosa mettermi, Se conoscessi almeno il colore del tema sarebbe già un bel vantaggio"»
"Blu»
«Come scusa?»
“Il colore sarò il Blu.»
«E tu come fai a saperlo?»
Il suo sguardo si posò sulla ragazza che era stata incaricata di fare le decorazioni in modo segreto alla festa. Anche lei lo guardò e lei le sue amiche si misero a ridacchiare, poi tornò a guardarmi torva. Vic se ne accorse, e appoggiò la sua mano al muretto coprendomi la visuale, e avvicinandosi ancor di più.
«Se vuoi vengo io, con te»
Il trillo della campanella, coprì la mia risposta. E lui rimase ad osservarmi.
«Dato che non hai sentito, non mi ripeterò, ciao.»
Gli passai sotto il braccio e fuggì in classe prima che potesse prendermi. Per tutta la lezione di Italiano, non pensai ad altro. Quando finalmente potemmo uscire definitivamente dalla scuola, andai verso l'auto aspettando Vic.
UNA e dico UNA Settimana prima del rientro ufficiale della scuola e lui ha già una nuova ragazza, ma m*****, io che neanche l’ho mai visto un ragazzo, e questo, basta che mette piedi dieci secondi a scuola e guardalo la. Follone. Ma si può, ma mai una gioia, propio eh?
Mi appoggiai al cofano e mi sciolsi i capelli. Ah com’è liberatorio sciogliersi la treccia dopo ore“e ore...
Un ragazzo che non avevo mai visto si fermò con il motore di fronte a me.“Ciao, senti, questo è l'Istituto tecnico?»
Risposi senza pensare, prima di guardare il ragazzo, era bello, una bellezza classica, aveva gli occhi simili ai miei e anche se i suoi capelli erano chiari parcheggiò il motorino accanto all'auto e si tolse il casco.
«Max, piacere, mi sono appena trasferito, e devo venire all'ultimo anno in questa scuola, nella classe ...5A»
Aveva preso un bigliettino della scuola e l'aveva letto di fronte a me. Lo guardai e risposi che era anche la mia classe.
Poi lo vidi, dietro di lui, Vic che ci osservava. Potevo sentire da lontano le sue ondate di energia. Era come se fosse arrabbiato. Prese tra le braccia la bambolina che rideva al suo fianco e la strinse a se. “Sentì come una fitta al cuore.
Probabilmente Max si accorse di qualcosa, perché si girò verso di lui, e mi chiese chi era.
«Solo mio fratello»
«Ah non vuole che nessuno parli con la sua meravigliosa sorella a quanto pare...»
Lì per lì non l'ho fatto apposta, ma ripensandoci forse un pochino l'ho fatto, mi tolsi lo zaino, e la mega felpa che al solito copriva le miei forme, mi infilai la sua giacca di pelle, e presi il cellulare. Feci finta di dare il mio numero a Max, ”
“in realtà continuai a parlargli della scuola e di quello che stavamo facendo durante il periodo. Comunque tenevo fisso lo sguardo su Vic, o almeno così credevo di fare, fino a che non mi sentii una mano intorno alla vita nuda. Mi si rizzarono tutti i peli dal brivido.
«Non credi di essere un pò troppo spogliata per adesso?» Vic mi teneva per il punto vita e le sue dita sfioravano delicatamente la mia pelle, mandandomi scariche di elettricità per il corpo.
«Non credo, Tu che ne Pensi Max? Non è un Pò caldo»
Max, che probabilmente era rimasto sorpreso della domanda, rimase in silenzio per qualche secondo, e poi disse.
«Ciao Arianna, ci vediamo a scuola allora”» riprendendo la giacca.
“Si. Ciao e benvenuto!»
Max, si protrasse verso di me e mi abbracciò, io rimasi un pò come un pesce lesso, ma lo salutai e guardai Vic che mi prese per il polso e mi aprì la portiera. Poi prese il mio zaino e lo tirò sul sedile posteriore. Non proferì una parola fino a casa. E nemmeno a tavola.
Decisi di non prestarci molta attenzione. E andai in veranda a leggere un libro. Non so come ma mi addormentai.
Sognai di essere in un piccolo villaggio, o in un piccolo quartiere, non avrei saputo spiegarlo meglio, che mi preparavo e mi vestivo per una festa, per un “avvenimento importante. Le campane suonavano e scendendo le scale di quelle che sentivo era casa mia; una luce dorata aveva inondato tutto. La mia testa era pesante, mi diressi verso lo specchio più vicino. L'immagine riflessa non era la mia, ma era molto familiare. Nel sogno ero io, ma non lo ero allo stesso tempo. C'era una musica, che proveniva da una delle stanze, mi diressi là, ma era come se i miei piedi fosse incatenati al suolo. Provai a parlare, ma non ci riuscì, e nel paura mi svegliai.
Gli occhi di Vic, vicino ai miei che mi osservavano.
Profondi, e magnetici occhi castani che mi portano alla deriva. Il suo profilo, così delicato e rude al tempo stesso. I suoi capelli che ricadevano gentili intorno al viso. Un po pirata e un po signore, come una vecchia canzone di cui scordi le parole. Gli ho sorriso senza rendermene conto, come se fosse la cosa più normale di questo mondo, e i suoi occhi diventarono come quelli di un gatto “addomesticato, enormi e tondi. Poi la ragione ha preso il sopravvento e sono sbiancata di colpo. Mi sono alzata e nel farlo maldestramente ho messo un piede sopra il libro che mi era caduto e gli sono crollata addosso. Non so come. Non so perché lui mi ha preso. e mi ha tenuta stretta. Stretta al punto che i nostri respiri iniziavano e finivano nell'altro. riuscivo a sentire il battito del suo cuore, i muscoli sotto la pelle, e le sue labbra così vicine da vedere ogni singola crepa della sua bocca. Un pensiero mì balenò nella mente, mentre sentivo la sua mano muoversi sulla mia schiena, se per lui non fosse stato così, se non fosse“stato altrettanto. Poi mi è venuta in mente la ragazza di stamani, e lo allontanai da me. Sembrava quasi ferito, ma il pensiero che sembrava essersi depositato un attimo su i suoi occhi gli passo' immediatamente e pensai di aver interpretato male.
«Tutto bene?» mi chiese.
«No,SI,Si tutto bene, che ci fai qui?»
«Sono tornato dalla palestra e ti ho trovato qui, e tu? Il tuo sogno sembrava piacevole»
Mi ricomposi velocemente «Non più di tanto, che ore sono?»
«Le 17:30, Vuoi bere qualcosa? Mi faccio una doccia e ti faccio compagnia...“."»
«ehm, Si, No, Faccio un Tè, se per te va bene. Vado»
Mi diressi velocissima in cucina e caricai il bollitore dell'acqua. Lui rimase lì, per qualche minuto a fissarmi poi, prese la borsa che era a terra e andò verso camera sua. Preparai zucchero e bicchieri, e mi misi seduta in poltrona ad aspettare l'infusione del tè. Il mio speciale tè verde con erba nana e menta che preparavo ogni giorno verso le 18:00. Di solito io e lui ci sedevamo a berlo mentre finivamo i compiti, ma ultimamente era quasi impossibile. Tra La sua palestra e miei impegni con il basket, era raro un pomeriggio così. Mi persi nei miei pensieri, mentre ascoltavo lo scrosciare della doccia in sottofondo e il “silenzio della casa. Eravamo soli, io e lui. Lidia e Dario, mia madre e mio padre, erano a lavoro, e io facevo dondolare la mia gamba sulla spalliera della poltrona. Avevo due sogni, nella mia vita, diventare qualcuno d'importante e trasferirmi vicino ad una spiaggia. Stando in una penisola come l'Italia la cosa, non era molto difficile, e avevamo una casa al mare, ma quello che desideravo era abitare sul mare, come quelle casette tipo palafitte che si vedevano nelle riviste patinate di moda. Camminare lungo la battigia, con i miei bambini al mio fianco e riposare su una distesa di sabbia, o su un campo di fiori, da cui si vede il mare, questo sarebbe il sogno della mia vita. Chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare dal pensiero, quando sentì una strana corrente elettrica attraversarmi il corpo. Vic era di nuovo lì.
«Regina, non sarai narcolettica?»
«Non stavo dormendo, ti aspettavo, ci metti una vita a fare una doccia»
«Senti chi parla, quando la doccia, la fa sua maestà dobbiamo aspettare almeno un ora prima di rifarla, perché la signorina consuma tutta l'acqua calda “ «Potremmo farla insieme, così dimezziamo i tempi»
Ci misi mezzo secondo per capire cosa mi era uscito dalla bocca... Mi accostai la mano alla bocca e mi alzai di scatto,
«Non volevo dire, questo.. Fai conto che non abbia risposto ok?»
“Questi sono per i vostri voti a scuola, Andate a provarveli e fatemi sapere come vi stanno» Andammo entrambi ad abbracciarla e poi ci dirigemmo nelle nostre camere.
Quella notte sognai ancora il bosco, l'unico momento di pace a cui ero abituata, i suoi colori. Ma la mattina mi invase con la sua luce calda e presto fu l'ora di alzarsi. Decisi di mettermi qualcosa di quello che mi era stato regalato il giorno precedente, c'era un carinissimo Top giallo e una gonna di jeans che sembravano fatti per stare insieme, e dato che comunque avrei avuto modo di cambiarmi per l'ora di ginnastica, decisi di metterli. “Misi una giacca svolazzante aperta sopra e mi diressi a fare colazione. L'umore di Vic sembro' cambiare di colpo, ma non ci fesi troppo caso, presi i complimenti di babbo e mamma e andai allo specchio per mettermi il mio profumo. Lasciai i capelli sciolti, quella mattina avevo avuto il tempo di lisciarli un pò e un pò d'aria gli avrebbe fatto bene.
Forse ci misi un pò troppo tempo allo specchio che quando arrivai all’auto Vic cominciò a farmi delle strane domande.
«Non avrai freddo così, poco vestita.?"
«Non credo, no. » Risposi guardando il parka che era comunque sul sedile posteriore.
«E la gonna a scuola non mi pare te la sia mai messa»“E’ vero, si, mi sta male?»
«No, no, assolutamente no» La sua attenzione si spostava dal volante alle mie gambe, e ho dovuto riprenderlo due volte.
«Non preoccuparti, starò bene e comunque ho un cambio in borsa» gli dissi.
In questi giorni mi sono ritrovata Max, in classe, proprio dietro al mio banco, non so ne come, ne perché ma insieme a Noemi, ci siamo trovati a parlare l'intera mattinata.
E’ un ragazzo simpatico, dopotutto, ha quell'atteggiamento un pò naif, un pò elegante che piace molto alle ragazze, infatti l’amicona di Stefania la svampitella bambolina bionda che ha il nome di Ramona, lo punta peggio di un falco.“Ma c’è Noe!!!
La mia best Friend dall’infanzia is back! E i due si piacciono un botto, quindi, tiè testina.. farò di tutto per metterli insieme ^-^
Adesso, le tre arpie, mi avrebbero odiato anche per Max, oltre che per Vic. Già che mi ritenevano una specie di regina delle nevi, pronta a prendere ogni uomo dalle loro esistenze, tutto questo grazie ad un paio di ragazzi che si erano dichiarati, ma che io avevo, ovviamente, rifiutato, ma questa preda è per Noe, e di loro non me ne può fregare di meno.“Nella mia testa mi riprometto di non dare più spago a qualsivoglia ragazzo che ti cerca per una penna in prestito.
«Comunque vado a preparare qualcosa da mangiare, che vi andrebbe? »«Pasta alla Boccalona» Vic e io demmo la stessa risposta.
La sera i nostri vicini, fecero una piccola festa in giardino, le luci erano carine, e decisi di mettermi in terrazza ad ascoltare la musica e a scrivere un pò. Accesi la mia candela preferita al profumo di mare e mi rilassai. Non so cosa successe, se fu' la candela o l'aria fresca della sera, ma la mia vecchia cicatrice, cominciò a bruciarmi più del solito. Da quando ho memoria ho una cicatrice a forma di cerchio sulla mia spalla destra, come se fosse una scottatura, i miei genitori non ne parlano, alcuni mi hanno detto che potrebbe essere una voglia, ma alcuni confermano in una bruciatura, però non è mai scomparsa ed è cresciuta con me, è perfettamente circolare, ma ultimamente è come se al centro si stesse colorando, dovrei fissare un appuntamento dal dermatologo, ma non sono sicura che capirà più del solito. Ci sono stata anche un mesetto fa, quando dopo che mi ero svegliata “dal solito incubo, sembrava che la cicatrice bruciasse. di più del solito. Ma non ne venne fuori nulla.
Guardai lontano da me , giù fino al giardino dei vicini. E lì qualcosa colpì la mia attenzione. Una fitta nebbia si stava espandendo e nascendo dal vecchio albero del quartiere. Una foschia lieve, portata dal vento, mi guardai “preoccupata intorno, sembrava che il tempo si fosse fermato o rallentato in qualche modo. I brividi mi stavano entrando sotto pelle, e sentii un frullio d'ali tutt'intorno a me, ma non riuscivo a vedere da dove provenisse. Mi girai verso la porta e quando guardai di nuovo verso il giardino una schiera di piccioni si erano appollaiati sulla veranda, e mi stavano fissando?!
Sembrava di vivere in uno di quei sogni lucidi, che ultimamente avevo, e a cui facevo fatica a svegliarmi.
La nebbia mi investì in pieno, sentii il sapore della rugiada e dell'umidità attaccarmi le ossa. Poi come se tutto di fronte a me, fosse scomparso, vidi emergere dalla nebbia un enorme testa bianca, come un drago, ma più antico, qualcosa che la mia mente aveva dimenticato ma che conosceva da tempo. Uno di quei tremori notturni che a volte avevo sognato, con enormi occhi verdi.“La creatura fiutava l'aria come in cerca di qualcosa, poi si giro e mi fissò. Dalle sue fauci uscì un grido di disperazione e d'aiuto. All'inizio ero terrorizzata me poi la nebbia l'inghiottì di nuovo e così, come era arrivata scomparve. La musica tornò nelle mie orecchie e i volatili scomparvero. In quel momento tutto era tornato alla normalità. Come se non fosse mai accaduto. Rientrai in camera, arrabbiata e impaurita, mi guardai allo specchio. I miei occhi erano cerchiati di rosso come se avessi pianto per giorni. I miei capelli, erano diventati una enorme criniera selvaggia, così presi un foulard, e cercai di legarli al meglio. Guardai la cicatrice, un dolore intenso si sprigionava da essa, è come se avesse avuto “vita propria. Forse avrei fatto meglio ad andare a dormire. Ma anche se orami ero pronta, mi giravo e rigiravo nel mio letto, fino a che, non è giunta la mattina.
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