Capitolo " Nascite e Ninnoli
Mentre i tre camminavano verso la Biblioteca, Arianna e Noemi parlavano delle lezioni, Max ascoltava in silenzio e osservava le due ragazze che parlottavano al bordo dell’ultimo tavolo.
Un libro sui vulcani attirò la sua attenzione, quindi si mise seduto e cominciò a leggere, estraniandosi dal mondo.
“E’ da sette anni che va avanti così, Arianna, dopo che mio nonno è sparito nel nulla, puntualmente per l’anniversario della sua morte questo lupo gigante fà la sua apparizione nel giardino a mezzanotte. Nel frattempo abbiamo avuto anche altre preoccupazioni, mio padre ha cambiato lavoro e ci siamo trasferiti di nuovo qui. Ma tu piuttosto questa storia del “fratello” raccontami.”
Arianna alzò la testa « Sette anni... in sette anni nessuno si è preoccupato del lupo?»
Noemi si mise a ridere «Certo, abbiamo chiamato la protezione animali, ma pare che i volontari non abbiano trovato nulla, nemmeno le impronte... e vedo che abbiamo cambiato argomento, quindi dovrò sorvolare sul tuo fratellastro?»
«Quello che c’è da sapere, è semplice, suo padre è morto, sua madre l’ha lasciato da noi quando aveva dieci anni e i miei hanno deciso di fargli una stanza tutta sua e mettere regole severissime tra di noi, nessuno può “entrare nella stanza dell’altro e viceversa.»
“Alla faccia delle regole ferree»
« E poi sono cambiate un pò di cose, ma te ne parlerò poi»
Arianna sentì come una vibrazione provenire dal medaglione che Noemi portava al collo.
«Quel medaglione invece?»
La collana che portava Noemi, aveva un medaglione a goccia rovesciata con una testa di Lupo, nei cui occhi erano incastonate due piccole pietre rosse, che brillavano al buio.
«Ah già. Questo è un regalo di mio nonno, me l’ho a dato prima di sparire nel bosco, otto anni fa»
«Otto anni fa? Non era lui che ti raccontava tutte quelle bellissime fiabe?»
«Si, mi ricordo ancora quando da piccole volevi che ne raccontasse sempre di più»
Arianna si grattò la testa «Eh, si, chissà perché»
Noemi, tirò fuori un libricino, auto stampato, e lo diede ad Arianna.
«Ma lo hai scritto tu?»
“Ho cercato di appuntarmi quasi tutte le leggende che mi raccontava Nonno, ho disegnato più o meno quello che descriveva, e da dove derivano. Mi dispiaceva che andassero perse, e così l’ho scritto e l’ho prodotto.»
«Hai fatto benissimo! Me lo presteresti?»
Noemi la guardò curiosa «Ma certo»
Arianna, soppesò il libretto, « Secondo te quanti mostri, spiritelli, e creature magiche esistono»
Noemi si mise a ridere « Al giorno d’oggi nessuna, ma forse un tempo ne sono esistiti tantissimi, secondo le leggende, chi pò dirlo»
«Beh tu sicuramente tu più di altri conosci meglio le leggende del luogo, guarda, persino qui in biblioteca, non si trovano libri sulle leggende ”“Toscane, Come se questo paese dovesse nascondere qualcosa, guarda qui ci sono le leggende Umbre o dell’Italia in generale, ma la Toscana non è presente, invece come regione a forma di cuore dovrebbe esserne l’epicentro esatto. ma tutto ciò è rimasto segreto e non scritto.»
Noemi rispose «Ci sono pochissime tracce del passato delle leggende, è cosi... strano. Per esempio mio Nonno è stato un tipo molto longevo e spesso spariva saltuariamente per fare l’eremita per diversi mesi, dopo di che tornava con una nuova pietra e mi raccontava la storia che aveva.»
Arianna, abbassò la testa, ma solo per un attimo. Le balenarono gli occhi.
«E scommetto che tu le hai ancora?»
«Certamente»
Per un istante, brevissimo, Max, sembrò interessarsi alla conversazione.
“Di cosa stavate parlando?» chiese lui dopo un momento di silenzio.
«Leggende metropolitane per lo più» Rispose Noemi.
«Okay non sono portato per la storia, sono più improntato su fuoco e fiamme, quindi vi lascio dialogare ancora un pò» Mostrando il libro sui vulcani.
«Fuoco e Fiamme?; Davvero?” disse Arianna strizzando un occhio a Max, che diventò paonazzo.
Max si allontanò, appoggiò i piedi sull’ultimo tavolo vuoto in fondo alla biblioteca, poi si infilò le cuffie e in modo da avere Noemi a vista si mise a leggere il un nuovo libro.
Noemi si sedette, un ragazzo con un libro sulla Francia, gli passò accanto, i suoi occhi si spensero per un momento, poi lanciò un occhiata al boccione dell’acqua, e andò a prendere un bicchiere di carta. Trascinandosi Arianna dietro di se.
«Che tu sappia... Max è single? »
“Si… Qualche interesse? eh? eh ‘Eh?» Arianna si mise a saltellare intorno a Noemi.
«Bene. Mi dispiace, non posso dirtelo!» Rispose Noemi facendo un sorriso a trentasei denti.
«Ma davvero!» Arianna indietreggio fino a toccare lo scaffale dei miti e delle leggende, un libro, cadde dalla libreria. Il libro non aveva molte pagine, ed era molto vecchio, aveva un artiglio sulla copertina. Ma quello che attirò l’attenzione di Noemi, fu il nome inciso su di essa.
Luigi Paoletti
“Suo nonno.
Arianna che fino a quel momento era rimasta in piedi a guardare, si sedette subito al tavolo. Noemi svuotò il bicchiere, ancora mezzo pieno, e sfogliò il libretto con attenzione.
Noemi sapeva che suo nonno era stato uno scrittore in passato, ma non aveva mai pensato che avrebbe trovato un suo libro proprio qui.
«Forse dovresti farci delle fotocopie» disse Arianna
«Mio Nonno era ossessionato dai lupi. Suo padre raccontava la stessa cosa diversi anni prima. Ma lui credeva addirittura nell’esistenza del fantomatico Licantropo, questa pubblicazione è di tantissimo tempo fa, ai tempi mi ricordo, quando uscì, tutti ne parlarono e mio nonno divento una specie di fenomeno da baraccone, per diverso tempo, non è uscito di casa per evitare che la gente gli urlasse contro e gli desse dello strambo. Poi iniziò a andare spesso in montagna per estraniarsi da tutti, e pian piano “non lo abbiamo visto più, fino a che non è scomparso definitivamente. Lo abbiamo cercato ovunque...»
«Lo hai mai letto?» Arianna, gli fece dondolare il libro di fronte al naso.
«Si, molto tempo fa, ed era in dialetto, quindi magari all’epoca non credo di averci capito molto» disse Noemi.
Arianna, prese il libretto e andò alla fotocopiatrice, e stampò tutte le pagine.
Mentre faceva le copie le saltò all’occhio la poesia del Lupo Manaio.
«Dove è sparito tuo Nonno?»
«Nel bosco oscuro, dietro il rione di Piagnaro a Pontremoli nella provincia di Massa Carrara. Conosco abbastanza bene quel posto perché da piccola mi ci portava spesso, ma il bosco è enorme e le ricerche non hanno portato a nulla.»
«Qui c’è un appunto proprio sulla provincia di Massa.»
“Davvero?»
Il Professore, durante una battuta di caccia la cinghiale, aveva incontrato un feroce lupo, di dimensioni impressionanti, con una struttura ossea diversa da quella del normale lupo. Da lì la sua ossessione.
La poesia scritta durante questo periodo di ricerca, nel dialetto massese, era abbastanza chiara.
Al Lupomanaio
Quand l'è 'n ciòchë d' not da vèrs San Zumian a
ven di lamënti mèz òmon, mez can,
ch'i t'mëton ant l'anma 'na përa e 'n mister
che i znoci e la vita tu t'sënt armusnèr!
“Lè 'l lupomanaio ch'i pass argurlán:
Lè 'n manga d' camisa iè sënza caussòn:
I bat dai Sorchëti fin sovr'al Piagnèr
pr'al foss e l'aldami i s' va 'rantanèr.
I can ch'a zir d' nòta ch'i l'han za borì,
(virtù d' ancantesmë!) i càpiton li:
Con lü tùti ansëmal i trëpion e i van:
Lu i bai cmè 'na bestia e i pianz cmè 'n ”
Noemi tradusse:
“Quando viene la notte verso San Zumiano,
Senti i lamenti di un mezzo uomo e mezzo cane
Che senti l’anima in pena e nel mistero
Mettiti in salvo
e’ il lupo mannaro che passa ad ululare
È senza camicia e pantaloni
Che va da sorcheti fino al pignaro
A rintanarsi
Per colpa di un maleficio è diventato così
Se lo senti uggiolare ,
lui abbaia come una bestia e piange come un uomo…
”
“Però è interessante, e’ per questo che hai cominciato ad interessarti alle leggende nostrali e a tutte le fiabe del mondo?» Chiese Arianna.
«Più o meno» rispose Noemi, sorridendo.
«Allora di cosa state parlando di così interessante?”» Massimiliano appoggiò il libri sopra il tavolo e guardo con curiosità Noemi.
«Del nuovo ragazzo di Noemi» Rispose Arianna in modo allegro.
«Che cosa?» Risposero in coro Noemi e Massimiliano.
Entrambi si misero a ridere.
Un fulmine, ruppe le loro risate, e delle dense nuvole si addensarono sopra la città
«Forse dovremmo rientrare, non abbiamo portato gli ombrelli.»
«Ed ecco qua la saccente» disse Arianna, «Sei proprio sicuro di volerla come fidanzata?»
«Ma certo, cioè volevo dire, si, cioè, INSOMMA, possiamo cambiare argomento?»
“Noemi era diventata visibilmente paonazza, Arianna stava ridendo a crepapelle invece, Max aveva girato le spalle ma i suoi orecchi erano rosso fiammeggiante.
Arianna prese lo zaino e il giacchetto, sì fermò davanti alla vecchia signora della biblioteca e rimase un attimo ad ascoltare il brusio delle voci.
La biblioteca, di solito a quell’ora traboccava di gente, invece sembrava che se ne fossero andati via tutti.
Arianna guardò attentamente la vecchia signora. Aveva lunghi capelli color argento e profonde rughe, doveva però avere l’abitudine di truccarsi, perché sulla sua pelle c’erano macchie di acne.
«Che ti serve?»
«Dovrei rinnovare la tessera», rispose Arianna, La sua voce uscì più profonda del necessario.
“La vecchia signora, prese i suoi documenti, e fece una fotocopia, poi prese la vecchia tessera e scrisse il codice seriale su una nuova tessera.
Quando gliele riconsegnò le loro mani si sfiorarono e per un secondo Arianna, ebbe una sorta di flash.
L’immagine era antica, c’erano due persone che si abbracciavano, una delle due sembrava la vecchia signora molto più giovane, l’altra era un uomo, un uomo con delle lunghe e strane orecchie, i suoi lineamenti erano delicati quasi femminili, era incredibilmente bello, i suoi capelli erano biondi come l’oro, c’era un enorme tristezza nei suoi occhi. La vecchia signora, doveva avere più o meno venti anni, aveva ondulati capelli neri e una pelle color pesca, e i suoi occhi erano pieni di lacrime.
Noemi e Massimiliano, arrivarono subito dopo e Arianna si riprese subito.
I tre s’incamminarono verso casa Canzonieri, Arianna li distanziò di qualche passo e lasciò che i due parlassero un pò. Incontrò Ren che veniva dalla direzione opposta. Si mise a parlare con lui. Poi si bloccò. E cominciò a correre verso l’argine dell’Arno.
“Max e Noemi, sembravano troppo occupati per essersene accorti. Ren la osservava e la seguiva da lontano
L’attenzione di Arianna fu attirata da una serie di punti blu che rimuovevano sul fondo chiaro dell’erba solcato da strisce di fiori viola. Erano molti. I fuochi fatui volteggiavano a mezzo’aria descrivendo una specie di percorso. Arianna li osservò a lungo, mentre Ren Noemi e Max arrivavano da in fondo alla collina. Lei aveva corso a perdifiato fino in cima per non perdere le tracce di quel singolo luminotto che aveva visto appena oltrepassata la curva.
«Scusate ragazzi, andate avanti torno subito»
Noemi sorrise lievemente, Arianna corse in direzione dell’ultima posizione dell’ fuoco fatuo.
Arianna, seguì il fuoco fatuo fino ad piccolo ruscello. Una luce proveniva da un piccolo tunnel, Arianna si avvicinò il più possibile.
“Una lunga collana dorata con un pendente a forma di cristallo, attorcigliato da qualche sporadica radice brillava in fondo al tunnel dell’acqua.
Arianna infilo la mano nell’acqua gelida e cerco di arrivare alla collana.
Per un istante sembrò che il medaglione si tendesse verso di lei, come richiamato da una strana forza.
Quando si alzò aveva la collana che gli gocciolava tra le mani.
Il fuoco fatuo apparve accanto a lei, e emise dei gridolini compiaciuti.
Ren sbucò sudato dal vicolo.
«Va tutto bene?»
«Si, ho creduto di vedere qualcosa, e non volevo disturbare loro due quindi mi sono precipitata qui»
«Quindi hai lasciato me a fare il terzo incomodo?»
Arianna rise.
Noemi e Massimiliano li raggiunsero “Che cos’è?» Noemi fissava la collana con il pendolo . «Sembra una di quelle collane da radioestesia... dove l’hai trovata?»
«Per strada, quando mi sono allontanata un attimo, era per terra, e l’ho presa, devo pulirla, molto, ma sembrava carina» disse Arianna.
«Si è molto carina, e sembra anche molto antica, chissà di chi era...» Rispose Noemi.
Arianna traballò per un secondo e Ren la prese in collo.
Un auto bianca , con musica a tutto volume, inchiodò di fronte a loro. Vittore uscì dalla macchina, velocemente ed prese Arianna senza dire una parola e la mise in auto. I ragazzi si guardarono ammutoliti.
«Ci vediamo domani» Disse Arianna guardando Ren con espressione interrogativa.
Noemi fece una risata e Massimiliano si mise a scherzare con Ren.“Vittore fece un cenno con la testa a Arianna.
«Ci vediamo presto ragazzi, devo andare, scusatemi.»
«Mi dispiace ma dobbiamo andare» disse Vittore.
«Non preoccuparti è solo una storta» Arianna, guardo Vittore. Il suo sguardo, era penetrante, un velo di paura e tristezza attraverso i grandi occhi color del cielo di Arianna.
«Non è successo niente di insolito?» chiese Vic. Come se un barlume di luce riaffiorasse in lei, rispose.
«No, ad un certo punto un fuoco fatuo, è apparso ma loro non l’hanno visto. Mi ha condotto a questa collana, tu cosa pensi sia?» Cercando una risposta nei modi rassicuranti di Vic.
«Mi dispiace non saprei, non sono esperto quanto te, a me sembra un innocua collana» Vittore giro tra le dita il medaglione, sembrava più una custodia, per qualcosa celato al suo interno.
«Hai provato ad aprirlo?»“Aprirlo?» Rispose curiosa Arianna, in realtà anche lei aveva notato una sorta di linguetta dietro il medaglione, ma pensava fosse dovuto al fatto che era molto vecchio e aveva paura di romperlo.
«Prima dovrò pulirlo bene, abbiamo una sabbiatrice in casa?»
«Intendi quel odioso marchingegno che tuo padre ha comprato qualche anno fa per pulire le maniglie delle porte in modo automatico e che poi non ha più utilizzato?» Vittore aveva portato le mani lungo i fianchi e tamburellava le dita contro la coscia, in modo pensieroso.
«Esattamente, è ancora funzionante, no?» Arianna increspo le labbra come se avesse appena scoperto un nuovo giocattolo.
«Si» Rispose Vittore, oramai stava solo attendendo che il pesce abboccasse all’amo, sapeva che ad Arianna piaceva lavorare agli utensili, ma la sabbiatrice ed tanti altri macchinari elettrici abbastanza pericolosi, come la motosega e la mola, gli erano stati vietati di usarli causa un lievissimo incidente che aveva avuto verso i tredici anni.
“Era scesa per pulire una piastra piatta da della vernice secca, Dario gli aveva detto di aspettarlo, lei in preda all’euforia, aveva però acceso la mola, e aveva appoggiato il dito dalla parte della spazzola di ferro, e si era procurata una discreta abrasione, che l’aveva fatta piangere per una buona mezz’ora e in più aveva preso un grosso rimprovero da parte di Dario. Da lì il divieto.
«Lo utilizzeresti per me?» Chiese Arianna speranzosa.
«Va bene Lo faccio io... ma poi voglio un premio» Gli occhi di Vittore, si assottigliarono sensibilmente, l’angolo destro della bocca, s’increspo creando una specie di ricciolo, come se stesse progettando qualcosa
«Un premio?» Arianna che oramai era in modalità bimba felice, non pensava ad assolutamente nulla, sapeva che Vic, lo avrebbe fatto, quindi piego la testa di lato e guardo Vic incuriosita.
«Non ho ancora deciso cosa sarà, ma quando verrà il momento te lo dirò...» Vittore aveva qualche idea, ma guardando gli occhi limpidi e chiari di Arianna dove l’innocenza regnava sovrana, prese il medaglione ridendo se ne andò a piano inferiore.
“L’officina del padre era il tempo del machismo. A nessuna donna era permesso scendere, qui Dario costruiva i suoi modellini da Architetto e qui Vittore poteva costruire i suoi lego. Le pareti erano di un mattone vivo, e cimeli motoristici erano appesi alle pareti, alcune targhe americane penzolavano sopra la porta del bagno, e un pesce parlante ti salutava quando finivi di scendere le scale, cosa che metteva sempre a disagio. Nell’aria c’era odore di vernice e di una colla al petrolio misto all’odore penetrante di una recente saldatura con lo stagno.
La piccola finestrella che dava aria alla stanza, era perennemente chiusa, grazie alla fobia di Lidia per i serpenti. L’unica altra apertura che poteva essere aperta con tranquillità era la porta a scorrimento che si trovava alla fine della stanza. Questo e la caldaia, facevano in modo che il posto fosse sempre caldo d’inverno, ma irrimediabilmente afoso nei mesi estivi.
“E ottobre era ancora troppo caldo, appena Vic passo la porta, una cappa di calore lo investì in pieno, aprì il coperchio della sabbiatrice e controllò l’interno, appoggiò la collana sul ripiano, poi infilo la spina nella corrente, infilò le mani nei guanti e prese il ripulitore, poi guardando dal vetro cominciò a ripulire la collana con attenzione.
Le scritte, che prima erano coperte da uno strato di terra incrostata, adesso splendevano dorate sotto la luce della lampada.
La porta di Avalon si aprirà nell’ultimo quarto di una luna estiva.
Vittore, tirò fuori la collana, un panno in micro fibra e cominciò a pulirla delicatamente. Sette piccolissime perle nere, prima nascoste da uno strato di terra, erano sul bordo esterno del medaglione, una di queste era però completamente bianca , Vittore fissò la perla nera a fianco , e un alito di vento smosse qualcosa al suo interno.
“Premette delicatamente sulla linguetta che sporgeva sopra il medaglione. Un cristallo lungo qualche centimetro di un colore indefinito simile all’opalite bianca, era finemente collegato al medaglione tramite un filo d’oro, la pietra che alla luce sembrava di diversi colori, diventò improvvisamente opaca e colpì in pieno petto Vittore, che rimase bloccato. La seconda perla nera si tinse di bianco.
Vittore cadde a terra stringendo la collana.
Arianna sentendo un rumore sordo al piano di sotto, corse a vedere.
Vittore era riverso sul pavimento, come addormentato, il suo corpo era avvolto da un bozzolo invisibile fatto di pura aria. I suoi capelli neri ondeggiavano, delicati sul suo viso. Arianna provò ad avvicinarsi , ma il vento che lo proteggeva non gli permetteva di avvicinarsi, solo quando Arianna provò a sollevare Vittore da terra, qualcosa cambiò.
La ragazza concentrò i suoi pensieri sul terreno che circondava Vic, e riuscì lentamente a crearne una specie di rialzo. Poi avvicinò la sua testa al più possibile al volto di Vic.
“Un ombra, come una nuvola passeggera, passo nei suoi occhi. Anche a lei era successo qualcosa di simile molti anni prima. Un de-javù.
Arianna guardò Vittore molto preoccupata lo chiamò diverse volte nel tentativo di svegliarlo , intanto il vento che lo proteggeva non le permetteva di avvicinarsi. Stremata si inginocchio sul pavimento, e riporto il piano al suo livello. Alla fine provò a baciarlo.
Mentre si avvicinava a lui, cominciò a tremare vistosamente, appoggiò delicatamente la bocca alla sua, un vento caldo la investì in pieno. Vittore aprì gli occhi, e trovo il viso di Arianna, i suoi enormi occhi azzurri, che lo fissavano preoccupati, le sue lunghe ciglia nere che gli sfioravano le guance. Gli mise un braccio intorno alla vita e la tiro a se, sul terreno freddo. I loro sguardi si fusero, Vittore la baciò. Arianna si scostò dopo qualche secondo.
«Che stai facendo?» la voce di Arianna risuonava tremula e lieve.
«Continuo il mio sogno» disse Vittore, i suoi occhi della sfumatura della nocciola sembravano cioccolato fuso.
“Arianna, si spostò del tutto, si alzò e cercò di darsi un contegno.
«Non stai sognando... Eri per terra, ho provato a svegliarti ma l’unica cosa che ha funzionato è stata...» Un lungo silenzio, le guance di Arianna si colorarono di un rosso purpureo.
«Baciarmi»
«Baciarti…» Arianna, rimase perplessa a osservare Vic.
«Chissà che cosa è successo?» Vic aprì la mano e il cristallo era tornato normale, lo pose per terra e si allontanò da esso.
«L’ho pulito, ho letto la scritta, l’ho aperto e poi una luce mi ha investito in pieno, io quel medaglione non lo tocco più”» Disse Vittore
«Che vuoi dire? » chiese Arianna facendo un passo verso la collana. «E’ colpa sua se sei svenuto? Vittore, eri una specie di bozzolo del vento, non potevo avvicinarmi in alcun modo, eri sospeso per aria..»“Io non so cosa sia successo , ho visto questa luce che mi colpiva e poi più nulla ho come dei flash ma se dovessi descriverti cosa ho visto, non saprei come farlo, non mi è per niente chiaro. Poi ricordo la tua voce, e i tuoi occhi..niente di più»
Arianna s’inginocchiò e prese tra le mani il ciondolo, anche lei stava leggendo la scritta, e anche lei, come Vic, aprì il medaglione, Questa volta però il cristallo, una volta nelle mani della ragazza, vibro qualche secondo, e poi non successe nulla.
Arianna rimane ferma qualche secondo, una velocissima sequela di immagini si riversarono nella sua mente.
Quel drago e quegli occhi verdi di nuovo, nella sua mente. Il corpo fermo, come se fosse in contemplazione, dopo di che, batte freneticamente gli occhi, Vittore se ne accorse e si avvicinò a lei. «Tutto bene?» chiese.
“Si e non saprei, è come se ... ho visto delle cose ma erano troppo veloci per ricordarsele tutte, ma l’unica cosa che non è cambiata sono quegli occhi.. Gli occhi che ossessionano i miei sogni, gli occhi di un qualche grande animale, sembra quasi... un drago... ma sarei pazza se dicessi una cosa simile. Mi ha detto delle cose però...»
«Ti ha parlato?»
«Si, Mi ha detto, Tempus Fugit, trova gli altri due Guardiani.»
«Guardiani? Quali guardiani?»
«Non ne ho la minima idea»
Il caldo nella stanza cominciava ad essere soffocante, gocce di sudore imperlavano il lungo e bianco collo sottile di Arianna, Vittore le osservava scendere dalle scapole e giù fino a incavo della maglietta. Anche Vittore stava sudando e i suoi addominali distraevano Arianna dal ciondolo, più del necessario.
Arianna si alzò la chioma in una crocchia e Vittore ne ammirò il profilo delicato e candido, imperlato di sudore.
«Questo posto è peggio di una sauna, usciamo di qui»
“Si, prendo la maglietta» disse Vic, arrivando agilmente alla maglia che aveva appallottolato da un lato del tavolo. con l’altro braccio avrebbe potuto tirare a se Arianna e baciarla di nuovo, ma capiva che per lei sarebbe stato un profondo disagio, e quindi ritirò il braccio. Arianna lo aveva notato, ma decise di non fare niente.
Arianna tornò in camera sua e si gettò sul letto, prese il medaglione tra le mani, e lo aprì di nuovo. Strinse il pendaglio con tutte e due le mani e nella sua testa apparvero delle immagini,
Alcune completamente senza senso, tuttavia una in particolare la colpì come un treno, il medaglione di Noemi.
Era l’unico indizio.
«Trova gli altri due guardiani»
Quella voce le risuonava in testa da ore.
«Perchè ALTRI DUE guardiani, Perchè ha usato questo tipo di linguaggio, significa che ce n’è già altri. Ma chi sono?»
“Si, prendo la maglietta» disse Vic, arrivando agilmente alla maglia che aveva appallottolato da un lato del tavolo. con l’altro braccio avrebbe potuto tirare a se Arianna e baciarla di nuovo, ma capiva che per lei sarebbe stato un profondo disagio, e quindi ritirò il braccio. Arianna lo aveva notato, ma decise di non fare niente.
Arianna tornò in camera sua e si gettò sul letto, prese il medaglione tra le mani, e lo aprì di nuovo. Strinse il pendaglio con tutte e due le mani e nella sua testa apparvero delle immagini,
Alcune completamente senza senso, tuttavia una in particolare la colpì come un treno, il medaglione di Noemi.
Era l’unico indizio.
«Trova gli altri due guardiani»
Quella voce le risuonava in testa da ore.
«Perchè ALTRI DUE guardiani, Perchè ha usato questo tipo di linguaggio, significa che ce n’è già altri. Ma chi sono?»
“Del ventolino, posso fare il ventolino, Ripeteva Vic, continuando a muovere il dito circolarmente ... perchè?»
«Cosa?»
«Perchè a me?»
«Non lo so, se fosse stato il ciondolo, forse perchè lo hai aperto...»
«Ma con te non è successo nulla»
«Forse perché io ho già i poteri»
«Lo sapevo che prima o poi mi avresti infilato in questa storia, me lo sentivo..» Rispose seccato Vittore. «Adesso guardami so fare il vento... utilissimo nelle giornate afose, ma che razza di potere è»
«Beh nemmeno io all’inizio sapevo fare grandi cose, ti ricordi? Al massimo costruivo percorsi per le formiche, e invece guardami ora, riesco a far tornare una scalinata nuova. Magari boh, tra un pò potresti fare una tempesta...»
“Col Ventolino...»
«Si, chi può dirlo..»
«Ma per favore, al massimo mi ci asciugo i capelli» rispose Vic seccato.
“Vedi è già una cosa positiva, io non posso asciugarmi i capelli con la terra..» sorrise Arianna.
«O forse potrei...» guardando l’orlo della gonna di Arianna «Divertirmi un pò» La gonna di Arianna si alzò di qualche centimetro, ma Arianna la tirò giù alla svelta e si levò dalla sua portata.
«aAh ha ha, fortuna che sei ancora troppo inesperto» Arianna saltello sulla sedia accanto a lui incrociando le gambe e tirando fuori dallo zaino il libro di Noemi. Lo sventolò di fronte a Vittore.
«Forse qui troveremo qualche spiegazione»
«Che diavolo è?» Chiese Vic.
“E’ il libro delle leggende del nonno di Noemi. quell’uomo ha descritto alcune delle creature che io vedevo da piccola e che vedo tutt’ora. Magari pùo esserci d’aiuto.»
Le creature mitologiche descritte erano più di cinquanta, alcune più di altre, Arianna le aveva viste durante la sua adolescenza.
Anche se le altre persone non le vedevano, lei riusciva a farlo. A meno che non si mostrassero del tutto a gli umani. come i fuochi fatui.
Vittore rimase ovviamente impressionato dalla leggenda della divinità del Vento.
Ovviamente era l’unica che gli interessasse al momento.
Si narrava di un Principe Etrusco talmente bello , che avesse sposato una Principessa Atlantidea e che insieme a lei, avessero generato tre figli. Per festeggiare l’evento Poseidone in persona, scese sulla terra e come dono diede dei poteri ai tre bambini, la femmina mezzana, comandava l’acqua, come la madre, mentre agli altri due maschi il fuoco e l’aria.
Il Re degli inferi geloso di questi doni, li uccise e bagnò la terrà del loro sangue mentre i loro poteri li rinchiuse in sfere e li nascose nel cuore dell’ Esperia.
“Madre Natura la madre del principe,, combattè contro il Re e i demoni del mondo oscuro , e lo ricacciò nel mondo ”
“sotterraneo. Vinta la battaglia. Per impedirgli di tornare nel mondo umano, Creò quattro cancelli e quattro chiavi,
Un cancello del regno di Nethus
Un cancello del regno di Laran
Un cancello del regno di Tinia
Una porta costruita con la sua stessa essenza che era un ultimo passaggio e il primo cancello verso la terra di Arcadia
Il luogo dove tutte le creature leggendarie per gli umani vivevano in pace.
Poi stremata mise una delle sue creature a guardia e al suo figlio maggiore, dette il potere della terra. Poi creò l’amuleto dei sette sigilli, che avrebbe richiamato a se i poteri delle sfere e li avrebbe dati ai Guardiani per sorvegliare e rinchiudere il re degli inferi se si fosse liberato dalla prigionia.
“Arianna rilesse il racconto più e più volte.
“Mise suo figlio maggiore a guardia e gli diede il potere della terra, ...lo capisci?... il mio potere, quindi io dovrei derivare da un figlio di madre natura?...Non ha senso»
«In realtà un pò di senso ce l’ha...» Dario entrò nella stanza.
Ma forse sarà meglio che tua madre si unisca alla conversazione.
Le chiavi girarono nella toppa della porta di casa e Lidia entrò.
«Prima di trasferirci qui, abbiamo provato in tutti i modi di avere un figlio nostro, ma non è mai accaduto»
«Si lo so me ne avete parlato, mi avete adottato da piccola giusto?»
Lidia e Dario si guardarono per un momento.. “«Ecco ...adottata ...non è proprio la parola giusta... Sei tu che ci hai trovato, per così dire...»
Dario prese la parola
«Io e tua madre siamo andati a fare un sorta di campeggio all’aperto, sotto indicazioni di un anziana con cui tua madre aveva parlato qualche giorno prima, Siamo andati in un posto chiamato Gore Rotte, è un piccolo bosco ancora incontaminato ad un ora di viaggio da qui, abbastanza vicino in realtà, ma secondo la tradizione, ogni giovane coppia che desiderava un bambino, doveva recarsi in quel posto e farsi il “il bagno nell’Elsa, nel tratto in cui veniva chiamata Viva. Proprio perchè ridava la vita. Ci siamo detti , Perchè no?
Così ci siamo accampati difronte alle acque cristalline del fiume, ed erano quasi calde e di un azzurro incantevole, siamo stati lì tutto il pomeriggio, poi la notte siamo rientrati nella tenda. Durante la notte tua madre si è svegliata, perchè aveva sentito piangere un bambino»
Dario guardò Lidia che si sedette e continuò il racconto
«Sono uscita dalla tenda e mille lucciole mi danzavano intorno, una scia di luce mi ha condotto fino al margine esterno del fiume, e lì dentro un cesto finemente intrecciato c’erì tu. Ho provato ad urlare al vento se qualcuno fosse nei paraggi, ma non cera nessuno, solo il rumore dell’acqua ”
“scrosciante e il placido rumore del bosco di notte, allora ti ho presa e ti ho portato nella tenda»
«Il mattino seguente» continuò Dario « ti portammo ai carabinieri, ci vollero ventun giorni prima che tu diventassi ufficialmente nostra figlia, Lidia ogni giorno passava ore all’ospedale, sperando che la madre biologica non si facesse viva, e nei tuoi primi cinque anni che nessuno venisse a reclamare una bimba scomparsa....»
Dario Prese le scale e aprì l a botola della soffitta.
Tornò qualche minuto più tardi con una vecchia cesta, finemente decorata con tralci d’oro e dall’aspetto curioso, sembrava che i tralci con cui era rivestita fossero espressamente cresciuti in quel modo ed era impossibile perché ad un albero servono decine di anni per assumere quella forma. Dentro alla cesta c’era un foglio consumato dal tempo, scritto in una lunga calligrafia obliqua, quasi ottocentesca.
Amatela come se fosse vostra figlia
HS e la Pia
“Sotto la coperta in cotone ricamato, c’era un pesante chiave , che rotolò a terra quando Arianna tirò via delicatamente la coperta.
La chiave era argentea, massiccia con uno strano disegno.
Sulla superficie della chiave si poteva leggere a chiare lettere, scritte con il colore del sangue il nome Arianna.
Forse era così che ti volevano chiamare, e quindi abbiamo deciso di mantenerlo, comunque è un bel nome.
«Si lo è...» Arianna cercando di elaborare il tutto.
«Beh grazie di avermelo detto» sussurro, immobile guardando la cesta e gli oggetti in essa contenuti.
“Sappiamo che puoi spostare la terra.» Dario fissando il camino fece rotolare fuori dalla sua bocca queste parole.
«E so... sappiamo che puoi vedere creature che io non riesco a vedere» Disse Lidia, « Lo so da sempre, da piccola rincorrevi le fate in giardino,» e Lidia aprì un cassetto e sotto un doppio fondo c’era un foto scattata con una polaroid, ritraeva Arianna da piccola che dava da mangiare ad fatina d’acqua. La pellicola aveva impresso ciò che l’occhio umano non poteva vedere. Lidia mise la foto sul tavolo.
«Perchè non me lo avete mai detto?»
«In un certo modo, abbiamo cercato di proteggerti dalla società, ti abbiamo detto di non raccontare ciò che vedevi perchè potevi sembrare fuori dal comune. Poi all’arrivo di Vittore sembrava che tutto fosse tornato, più o meno alla normalità così non ci abbiamo più pensato, solo l’anno scorso , quando hai voluto fare le casette delle fate in giardino, ci siamo un pò sorpresi, ma ormai eri grande.»
«Ma dimmi, come mai stai cercando nelle vecchie leggende?»
«Perchè ora ho anche io un “potere”» disse Vittore facendo volteggiare un foglio di carta.
Dario e Lidia rimasero perplessi.
“Storia lunga o storia breve?» chiese Arianna.
Dario «Breve»
«In poche parola, dei fuochi fatui, mi hanno condotto ad un ciondolo, questo ciondolo» tirando fuori il medaglione «Vic ha ripulito il medaglione»
«Con la tua smerigliatrice» preciso Vic,
«Dopo di che è caduto in una specie di sonno, dove è stato coperto da una specie di bozzolo di vento e ho provato a svegliarlo b...»
«Ma quando ho ripreso i sensi sapevo fare il venticello» Swosh” riprese subito Vic.
“Ed eccoci qua»
«Swosh»
«Piantala» Arianna fulminò Vic che roteo gli occhi, e si sedette sbuffando sul divano. Dario e Lidia fecero un grosso respiro. Si guardarono terrorizzati.
«Okey, c’è altro?”» Chiese Dario.
«Il medaglione mi ha fatto vedere delle cose, ma sopratutto vuole che trovo gli altri due guardiani» rispose Arianna
«Da qui la leggenda dell’Atlatideo» Disse Dario.
«La conosci?» Chiese Arianna.
«Non più degli altri, Posso leggere?» Dario prese il libro e rilesse la leggenda. «Ecco allora forse ne so qualcosa di più, Dal paese da cui provengo si dice ci sia una delle porte degli inferi, chi ci và non ne fa più ritorno, nemmeno gli scalatori esperti ne hanno trovato la fine, tuttavia solo l’eletto, colui che riuscirà a sopravvivere nella caverna troverà la mela d’oro. La chiave per la porta segreta. Che io sappia nessuno ha mai trovato mele d’oro in quel sudicio paesello, ma se la leggenda fosse vera, voi due potreste trovarla.»
“Ma tesoro così manderai nostra figlia alla morte certa»
«Credo che il suo destino sia molto diverso dal nostro, se è uno dei guardiani, anche volendo non possiamo farci nulla. Lo sapevamo che era speciale, non sapevamo quanto»
«E io?» disse Vittore
«Se sei stato scelto è tuo dovere stare con lei e proteggerla. Vittore non voglio spiegare a tua madre che suo figlio si è cacciato nei guai, quindi dovete state attenti»
«Molto attenti. Sentite adesso ceniamo, poi domani con calma ne continuiamo a parlare.» disse Lidia.
“Vittore la raggiunse alla porta di camera e le diede il suo cuscino a forma di lupo, Arianna sorrise e lo strinse a se. La giornata era stata troppo stancante mentalmente per affrontare tutto quanto, Arianna cadde subito in un sonno profondo Quella notte non ebbe nessun incubo.
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