Capitolo 3 ANIMA
“Forse sarebbe stato più semplice se un leone l’avesse morsicata e poi sputata di nuovo, si sarebbe sentita meglio. Arianna guardava le sue gambe nude sotto le coperte. La luce dell’ alba le imbiondiva i capelli, e lasciava trapelare quel insolito colore attraverso le iridi. Arianna prese il suo diario dal comodino e riversò su di esso tutte le sue frustrazioni e iniziò a scrivere.
Dal diario privato di Arianna
Come sono scema, pensavo che Vittore dopo quel bacio ricambiasse le mie stesse emozioni, ma non è stato così. il mio cuore urla, senza sosta, come, un anima dilaniata all’inferno come se l’oscurità mi pervadesse e perforasse con i suoi gelidi artigli, dimmi perché mi sento cos’ perché mi sento cosi debole, insicura e perché non voglio che lui sia così distante da me, perché non voglio che lui mi lasci mai sola.
Cos’è questo sentimento , questa sensazione che provo, il groppo in gola non si toglie, ogni volta che lo vedo mi viene quasi da piangere di dolore, perché perché io... lo amo cosi tanto. vorrei urlarlo ma non posso. Lui non ha voluto dire a nessuno quello che ha passato mai io lo so, lo so perfettamente.
Mi ricordo che erano una famiglia felice, mi ricordo che qualche giorno dopo che è morto suo padre sua madre ha cercato di uccidersi buttandosi in strada, mi ricordo quegli occhi di quel bambino spaventato che di notte chiamava mamma. “Ho chiesto io a miei genitori di andare a vedere cosa fosse successo , e così portarono Vic, a casa nostra per qualche giorno, io ricordo, il vuoto e la solitudine che deve aver provato, io so che lui era solo, come me.
Perché allora, perché non posso abbracciarlo e stringerlo a me , vorrei fare solo questo, urlargli e dirgli Scusa, per tutto ”
“quello che non ho saputo dirti, non ho saputo raccontarti, Ogni volta che lo vedo abbattuto, vorrei corrergli incontro urlargli, ci sono io per te. Ma non posso, come sono diventata così? Che piango per qualsiasi cosa lo riguardi, ieri mi ha chiesto un bicchier d’acqua e quando gliel’ho passato , ha tolto le mani e ha fatto molta attenzione che le nostre dita non si toccassero. mi sono sentita frustrata, delusa e non capivo perché o come mai avesse deciso una cosa del genere, forse semplicemente non mi ricambia, e sta cercando di farmelo capire, ma cosi io sto così male. ”“E poi chi diavolo sono io, da dove provengo? adesso anche Vittore a uno strano potere come il mio... che razza di maledizione ho scagliato su questa famiglia. Chi è la mia famiglia? Come sono arrivata a qual lago…Forse dovei solo scoprirlo e provare a dimenticarlo.
Lacrime calde le bagnarono il cuscino.
Rilegò il diario in fondo al cassetto e strofino gli occhi rossi di pianto , poi con un asciugamano sulla testa andò in bagno.
“Dopo essersi assicurata di non avere più nessun segno di pianto, andò verso la cucina, Vittore stava cucinando una sorta di omelette di riso.
I capelli ondeggiavano a tempo di musica che proveniva dalle cuffiette, e non si era minimamente accorto della presenza di Arianna, Si era vestito come se dovesse uscire aveva messo quello strano orecchino doppio che gli piaceva tanto e una camicia chiara. Arianna rimase nella penombra a osservare i suoi movimenti, in casa regnava uno strana pace, non si sentivano rumori provenire dalla stanza di Lidia e di Dario, quando Vittore chiuse lo sportello del frigo notò un biglietto con la calligrafia di sua madre, probabilmente erano usciti per fare la spesa.
Il telefono accanto a lei squillo e Vittore sentii il suono e si voltò e la vide. Vide le sue gambe nude coperte solo da un maglia , il sole che le attraversava le vesti e delineava le forme, la fisso più del dovuto perché fece quasi attaccare l’omelette, poi spense il fuoco e l’adagiò su un piatto mentre Arianna rispondeva al telefono.
“Chi era?»
«I soliti Call Center»
«Puoi passarmi l’acqua»
Arianna indugiò poi prese un bicchiere d’acqua e lo mise sul tavolo.
Stando molto attenta a non toccare Vittore.
Poi si voltò e andò verso la sua camera, Vittore la raggiunse, e la tiro a se.
«Cos’è questa storia eh? Ti sei arrabbiata con me perché io ieri ho tolto la mano dal bicchiere??? Dimmi è per questo che mi eviti? Non è colpa tua, è colpa mia, io non riesco... io non riesco a smettere di toccarti»
Il silenzio fu assordante.
Arianna aveva il braccio bloccato da Vittore che la spingeva a guardarlo in faccia, le guance erano diventate caldissime e il cuore era salito irrimediabilmente in gola. Non riusciva a spicciare una parola, rimase a fissarlo con le lacrime agli occhi.
“Non farlo» la sua voce era bassa e livellata da singhiozzi trattenuti,
Come uno spiraglio di luce che trapassasse le nuvole, gli occhi di Vittore si spalancarono per le emozione.
«Cosa hai detto Arianna?»
Arianna non riusciva più a trattenere le lacrime, gli urlo direttamente in volto.
«Non devi farlo, se vuoi stare con me, o con qualsiasi altra devi dirlo e basta»
Poi presa da violenti singhiozzi provò a correre in camera ma il braccio di Vittore la teneva saldamente, la tiro a se e l’ abbracciò.
Arianna si inginocchiò a terra e Vittore cadde con lei, si tennero stretti mentre Arianna finalmente si sfogava liberamente sul suo petto caldo, mentre lui la teneva come se fosse la cosa più preziosa della sua vita. Poi delicatamente la prese tra le braccia la adagiò sul letto, cosi si addormentarono stretti l’uno all’altra mentre il grande albero fuori dalla loro finestra danzava in una ventosa giornata .“Quando il telefono squillò nuovamente era pomeriggio passato.
Vittore era sveglio da qualche ora, ma la mano che stringeva il suo petto non voleva saperne di lasciarlo andare, e lui sembrava molto convinto a rimanere. Prese il corpo di Arianna e lo portò più vicino possibile a se. Non gli era chiaro perché si fosse comportata così. Prese così il suo diario dal cassetto e con molta attenzione, lesse l’ultima pagina, poi nel modo più silenzioso possibile e con molta cautela, lo ripose al sicuro. Calde lacrime scivolarono sul suo viso .
Si ricordava quella sera.
Sua Madre era uscita la mattina dopo della morte di suo padre, gli aveva detto di rimanere in casa, e lui l’aveva fatto, ma erano passate diverse ore; poi giorni. Durante la notte, lui era rimasto da solo e così anche la notte successiva. Aveva sentito dei rumori, aveva chiamato sua madre ma “nessuno aveva risposto. Era terrorizzato, aveva pensato che sarebbe rimasto lì a morire da solo, come papà. Ma lei non era mai tornata.
La mamma gli aveva detto che suo padre era morto, da solo, in macchina, e che l’ultima cosa che aveva visto era l’oscurità. Una cosa un pò troppo deprimente da dire a un bambino piccolo, ma in qualche modo, da qual momento non aveva più voluto la luce spenta, poi c’erano stati dei fulmini e la corrente era saltata e ed era ancora da solo in quella casa e cominciò a urlare a chiamare la mamma, ma non rispose nessuno. Qualche ora più tardi mentre era nascosto da i suoi pupazzi luminescenti, vide una luce alla finestra, un calda e gentile luce di candela, veniva verso di lui. La persona che teneva quella luce era Dario.
Lo prese tra le braccia e lo portò via da quell’oscurità
“ Quando era entrato per la prima volta nella casa dei Canzonieri, c’era lei, Arianna di fronte al camino, illuminata da una luce che nemmeno lui, avrebbe saputo spiegare, e la luce danzava con lei e la seguiva in ogni cosa che lei facesse, così, in quel momento lei divenne la sua luce.
Ma poi erano arrivata la crescita e il divieto.
Dalla porta d’ingresso provennero dei suoni. Dario e Lidia erano tornati.
Guardo’ Arianna un ultima volta. E poi chiuse dietro di se la porta.
Fece un grosso respiro e andò ad aiutarli.
Subito dopo cena, si recò nella sua camera e aprì le finestre che davano sulla strada. All’improvviso ci fu una folata di vento di aria umida e salmastra, cosa inusuale per Ottobre, Vic alzò le braccia e si lasciò inondare dal vento. Prese il telefono e chiamò Stefania.
«E’ un piacere sentirti» disse lei, con una voce melliflua.
«Si, verrò con te alla festa, e accetto l’offerta che mi avevi proposto» rispose senza dar adito a Stefania di chiedere alcunché.
«E’ un piacere sentirlo» rispose sospirando lei.“Ma devi fare una cosa per me, seguire mia sorella quando io non sono a scuola, e mi dovrai riferire con chi esce»
«Mi sembri più preoccupato del necessario.. Cos’è hai paura che esca con il nuovo arrivato?»
«Non è affar tuo. Abbiamo un patto?»
«Ovviamente» La risata di Stefania fu bruscamente interrotta. Vittore agganciò il telefono prima che potesse dire altro.
Il giorno successivo,Stefania, era seduta su una poltrona da giardino in vimini grigio e stava sorseggiando un the al limone quando sua madre entrò.
Aveva lunghi capelli rossi, come la figlia, grandi occhi verdi, e un eleganza indomita.
Per tutti era la professoressa di Inglese, per molti era la signora delle carte e della magia. Era sposata da molto tempo con il Decano di una setta magica e il loro compito era quello di aiutare più gente possibile, nel bene o nel male.
“Si facevano pagare diversi soldi per i loro talenti, che andavano dal semplice uso delle carte a dei sacrifici veri e propri.
Il padre inoltre era anche proprietario di un negozio di oggetti magici a Viareggio, molti dicevano che le loro fortune fossero proprio da attribuirsi ad un antico patto che avevano vincolato con i demoni anni fa.
La luna in cielo era alta e il freddo invernale cominciava ad aggirarsi tra i saloni della loro casa. Alcuni fulmini rischiararono l’ambiente e i quadri e gli oggetti che ne venivano illuminati emettevano una luce oscura.
Casa Martello era una sinistra, lussuriosa e fredda abitazione, colma di cimeli magici e potenti incantesimi, l’ala ovest era completamente chiusa, ma di notte, Stefania ,poteva sentire i rumori che provenivano da quel lato della casa, quando i suoi genitori, vestiti per i riti, andavano in quel luogo.
“C’era una parte riservata agli ospiti, il grande salone alla destra delle scale, lì e i bagni adiacenti, era l’unica parte a cui potevano accedere tutti, e non vi era nulla che facesse pensare ai quintali di libri antichi e alle polverose ampolle che invece trovavi dall’altra parte della casa.
In questi giorni a casa Martello c’era stato un gran fermento.
La casa era stata completamente ripulita da cima fondo e tutte le tende erano state cambiate in lunghi e vistosi drappi neri, persone di ogni foggia e colore si erano riversate quella sera, con indosso maschere e orpelli di ogni genere.
Stefania aveva un lungo vestito di seta grigio, il ragazzo che l’accompagnava, al suo fianco era un figlio di un cavaliere, aveva freddi occhi azzurri e un bel viso, e il suo corpo era stato decisamente scolpito dalla palestra, l’unica pecca era la lunga cicatrice a spirare che aveva sulla sua mano destra.
“I fulvi e lisci capelli incorniciavano una graziosa maschera in seta, ma gli occhi di lui erano fissi su Stefania. La guardava come un gatto guarda il topo, ma a lei non importava, aveva già avuto esperienze di quel tipo. Si sarebbe divertita con lui, più tardi, se durante la sessione di ballo, lui non le avesse pestato i piedi. Voleva anche lei assistere al grande sacrificio nella Sala Ovest, ma gli era stato vietato. La musica risuonava tumultuosa e i sigilli ricoprivano le pareti illuminandole, la stanza principale emanava un forte odore di incenso che rendeva l’aria pesante e dolciastra . Tuttavia Stefania non voleva arrendersi.
Un gruppo di ragazzi seduto sui divani, stavano parlando animatamente.
Dalla figura longilinea e dal colore della loro pelle sembravano molto giovani, forse come lei, erano i figlie di quelli che partecipavano al sacrificio.
«Nemmeno a me fanno mai entrare» rispose scocciata una ragazza con una maschera rossa.
“Forse hanno paura che li superiamo in qualche modo» rispose un ragazzo paffuto con una maschera blu.
«Allora»…disse Stefania togliendosi la sua , «Facciamone uno per conto nostro...»
Quando gli altri si tolsero la maschera, lei riconobbe Ramona e Debra, che risero compiaciute, alcuni ragazzi della scuola e il ragazzo con freddi occhi azzurri che rispondeva al nome di Samuel.
«Forse c’è un modo, una cosa semplice che possiamo fare anche noi»
Samuel parlava e sembrava che tutti ne fossero ipnotizzati, Stefania stessa vedeva una sorta di alone mistico intorno a lui.
«Di solito questo rito si dovrebbe fare in una luna crescente di un Venerdì a mezzanotte, ma dato che siamo qui, perché non ora... C’è anche la possibilità di fare una pozione d’amore»
Le ragazze sembrarono ancora più interessate.
«Ci serviranno alcuni oggetti, ma credo che tu li abbia già tutti» Rivolgendosi a Stefania.
“Stefania li portò tutti in camera sua. La stanza aveva lunghe tende decorate di seta, e un grande letto viola. Un enorme e morbido tappeto ricopriva la maggior parte del pavimento. I ragazzi su richiesta di Stefania, si tolsero le scarpe prima di salirci sopra. E le abbandonarono nel corridoio. Alla fine del tappeto, dal lato opposto del letto c’era una scrivania in legno intarsiato, un divano in pelle con un televisore, e una porta che dava su un bagno privato.
Samuel fece sedere tutti in cerchio e sulla parte libera del pavimento in legno, con un grosso gesso incise un cerchio con un pentacolo e degli strani simboli. Poi rivolgendosi a Stefania le ordinò di prendere il necessario.
«Una candela Verde, Una candela Rosa, Una candela Rossa, 12 rose bianche essiccate e Olio di mandorle, per la pozione, mentre per il rito, una candela rossa è più che sufficiente, poi il resto l’ho già io»
Stefania lo guardava ammirata. Gli portò tutto l’occorrente.
“Samuel accese le tre candele in ordine, prima la Verde, poi la Rosa e alla fine quella Rossa. Poi mise delicatamente le rose in un braciere, le irrorò con l’olio di mandorla dopo di che gli dette fuoco.
Ogni ragazza scrisse il proprio nome e quello del ragazzo che gli piaceva su un pezzetto di carta, e i ragazzi fecero la stessa cosa. Mentre il fuoco ardeva, tutti gettarono i rispettivi biglietti nelle fiamme e Samuel cominciò a recitare la litania.
“Per tutte le esistenze della terra e degli oceani
per ciò che viene e ciò che va
per i numeri pari e dispari
per il potere della legge del TRE
I tuoi pensieri saranno per me, da questo momento fino all’eternità, nè pace, nè felicità tu troverai finche la mia mano non stringerai.
“Io lego il tuo cuore, la tua anima e il tuo respiro, io lego i tuoi occhi e i tuoi pensieri, io lego ti lego a me per sempre, col filo del desiderio.
Per la rosa e il rosmarino, per la grotta e il boschetto, per il silenzio dei monti.
Per Gli abissi e le pietre millenarie.
Io ti lego a me per sempre , con il filo del dolce pericolo
ISIDE, ASTARTE ,ISHTAR, ARADIA AFRODITE, VENERE
io ti lego a me per sempre
ISIDE, ASTARTE ,ISHTAR, ARADIA AFRODITE, VENERE
Così sia “
“Poi Samuel si diresse verso lo specchiò e mise l’altra candela Rossa al centro di un altro pentacolo e ci verso una goccia del proprio sangue.
I ragazzi rimasero lì seduti ad osservare le ceneri delle rose che svolazzavano per l’aria. e ripeterono le ultime frasi della litania di Samuel. L’aria si faceva sempre più calda e alcuni ragazzi cominciarono a spogliarsi, Ramona e Debra stavano parlando con un ragazzo e una ragazza, e poi iniziarono a baciarsi. I loro occhi erano offuscati, e alcuni cominciarono a toccare altri. Stefania li stava osservando quando Samuel, si avvicinò a lei e le prese la mano.
«Sai io conosco un altro incantesimo» la sua voce si era fatta più scura e bassa, come se non si volesse far sentire dagli altri o disturbarli.
«Ah si, e funziona?» chiese Stefania.
«Si, Ho invocato spesso una creatura degli inferi, e penso che tu abbia lo stesso talento per fare altrettanto, ma solo tu»
«Solo io, e perché ? Sentiamo»
«Sei la figlia di due potenti stregoni, in te c’è questo potere immenso non sfruttato, se vuoi posso insegnarti»
“E come faresti?»
«Da soli, io e te domani sera, ci incontreremo ancora e ti farò vedere qual’è il vero potere»
«Perché lo faresti?»
Lui fece scivolare la mano sulla coscia di lei e la sua mano s’infilo nello spacco del vestito, Stefania arrossì sensibilmente, quando le dita la sfiorarono in profondità, e si fecero largo tra i pizzi della sua biancheria, poi Samuel ritrasse la mano e si tocco le dita bagnate da una sostanza viscosa.
«Perché tu mi ripagherai adeguatamente»
Poi mentre le altre coppie si ergevano in mugolì di baci, anche Stefania e Samuel si unirono al coro.
“Il copriletto viola, cadde in terra e diversi corpi stavano riversi su di esso, altri emettevano gemiti sul divano, altri completamente persi sul tappeto stesso della camera, altri ancora appoggiati alla scrivania, una coppia temeraria si era chiusa nel bagno personale di Stefania e aveva intrapreso una doccia. Samuel che da prima dava piacere a Stefania, nella sua abluzione, contemplava magnificamente tutti loro, prese la ragazza per i fianchi e continuò la sua opera.
Un fumo rossastro, percorse la stanza soffermandosi qua e là, al suono di qualche gemito. L’ ombra della sua risata, apparve alla luce del fulmine, e un ospite che non doveva essere presente, si fece sentire nella sua potenza. Samuel rise e vide la sua padrona in forma di fuoco danzare sopra le loro teste e prese possesso del corpo di Stefania.
I suoi occhi diventarono neri come il carbone e il suo corpo fu pervaso da violenti scossoni, Samuel la cingeva stretta per la vita e sorrideva, quando la creatura prese completamente il controllo del corpo. Guardò Samuel e lo bacio e poi con violenza continuò fino a che Samuel stremato non venne dentro l’ospite, e gli altri non fecero lo stesso con le “rispettive compagne e compagni.
Poi con lo schiocco delle dita li risvegliò
Samuel si alzò e li rimandò sconvolti nel salone a rivestirsi.
A quel punto il demone che si era impossessato di Stefania, gli rivolse la parola, la sua voce era dolce e cruda.
«Ti piace il mio aspetto»
«Mai quanto il vostro aspetto originale mia altezza»rispose Samuel.
«E’ un corpo giovane e forte, mi divertirò molto con lei» Guardando la ragazza allo specchio, si tolse il vestito e si osservò il corpo nudo.
«Si, Altezza”
«Da qui in avanti puoi chiamarmi come si deve, Versiera»
«E’ un onore mia grazia»
«Bene e ora proseguiamo con il piano»
“La Versiera andò verso il cassettone e guardò una foto, poi cominciò a ridere, talmente forte che Samuel, rimase basito.
«Mia Signora?»
«Oh Samuel, Tu non sai fino a che punto mi hai servito bene, questa ragazza ha un debole per un umano, lo sento, ma quello che non sapevamo è che lei va scuola con LEI.»
Il suo dito laccato della mano di Stefania, puntò una ragazza dai lunghi capelli neri, sulla foto della classe.
Samuel si avvicinò lentamente e guardò la foto, poi si volto a guardare la Versiera. Con gli occhi di chi avesse visto un grosso premio.
«Mia signora questa ragazza?»
Forse è meglio che per un pò io stia nascosta in questo corpo. Non preoccuparti Samuel, tu rimarrai con me tutto il tempo. Ma la tua prossima preda è questa ragazza e indico la biondina accanto alla bruna.
«Sembrano essere buone amiche, vediamo che succede»
«Si, mia signora»
«Ora prendimi tra le true braccia ancora una volta»
“Si”
“La Luna era alta in cielo, e i bisbigli si erano calmati nell’ala Ovest.
I ragazzi si erano rivestiti ed erano talmente scioccati che non parlarono fino a che alcuni dei loro genitori, non uscirono dalla stanza e li informarono che il rito era avvenuto e che adesso sarebbero potuti tornare a casa. Ammutoliti come degli zombie presero le loro giacche e si diressero verso l’uscita.
La Stefania/Versiera si stava facendo cullare dalle mani di Samuel nel suo letto, quando sentì le campane del ricevimento terminato, la Versiera rimise il controllo a Stefania che riprese le redini del suo corpo e andò a farsi una doccia veloce, Samuel si rivestì e le lasciò un bigliettino da visita sul comodino, riguardò la foto e se ne andò.
“Lui si unì alle persone che uscirono in silenzio da Casa Martello, e scomparve nella notte.
Stefania, stremata e dolorante, terminò la doccia poi si avvolse in un asciugamano, non ricordava cosa le era successo, o almeno fino alla parte dove quel ragazzo le aveva infilato le dita lì. Poi tutto era diventato caldo soffocante annebbiato e vuoto. Appoggiò la testa al cassettone e lo vide, il biglietto da visita nero e dorato .
Samuel Villalunga
Negromante
“Un sussulto sulla parola negromante, prese il biglietto e velocemente lo nascose nel primo cassetto. Poi guardò la sua camera, il fuoco nel braciere era spento. Prese le ceneri e le ripose in un posto al sicuro sopra l’armadio, lontano dagli sguardi di sua madre. Fece sparire i resti delle candele che erano arse completamente e senza lasciare liquidi, poi pulì il pentagramma sul legno e rimise tutto a posto. Aprì le finestre e rimase ad osservare la luna. La sua stessa ombra scivolando sul pavimento della camera per un attimo mutò nell’aspetto della Versiera.
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