“Un unica voce un voce dall’abisso, un ricordo represso,
«Con me sei al sicuro…»
Arianna si svegliò madida di sudore, il cuscino a forma di lupo era caduto dal letto, e la osservava dal tappeto. La cicatrice continuava a bruciarle . Chiuse gli occhi e lo sentì di nuovo, il canto della caverna dalle acque sorgive, lo strano bagliore che rifletteva sulle pareti.
Arianna gettò i vestiti e andò i a farsi una doccia fredda. Poi prese il cellulare e con l’asciugamano in testa andò in pigiama a scrivere sul cellulare a Noemi. C’era già un suo messaggio.
-
- Un tipo ha cercato di rimorchiarmi?-
-Comunque ti devo raccontare di cosa mi è successo in gita..-
- tipo che?-
“Come cosa?” Arianna prese il cellulare e la chiamò. Noemi gli raccontò di un tale di nome Samuel, un tipo elegante , lugubre, ostile, che aveva incessantemente provato a rimorchiarla dopo che aveva visto la foto che lei aveva sul retro del cellulare di lei e Arianna da piccole.
«Non è che sei incappata in un pedofilo?»
«No, no, speriamo di no.»
«Oggi ci troviamo in Biblioteca o a casa mia?»
«Verso le quindici ci troviamo in biblioteca. Comunque poi ne parliamo in classe, ma che tu sappia ci sarà anche Max»
«Eccoci! Lo sapevo! E dillo che ti piace!! Si comunque ci sarà.. almeno credo.. glielo devo chiedere…»
« Ci vediamo tra un ora.»
Arianna prese il cellulare e chiamò Max, Vittore, passo proprio mentre, Arianna gli chiese di uscire.
Rimase l’ immobile a fissarla mentre lei, che non lo aveva notato continuava ad asciugarsi i capelli mentre parlava con Max.
Quando finalmente si accorse di Vic, rimase immobile, con i capelli che gocciolavano sul pavimento.
«Per quanto tempo hai intenzione di chiamarlo di mattina?»
«Non è come sembra..»
“Lui ti piace?»
«No, lui piace a Noemi»
«Cosa?»
«Max e Noemi, sto cercando di metterli insieme»
«Non dovresti farti i cavoli tuoi?»
Arianna respirò, gli occhi di Vittore erano indagatori e sottili, la sua voce era bassa, come una preghiera.
«Non dovrei chiedertelo, ma mi sarebbe piaciuto che noi… Non dovrei chiedertelo..»
Il respiro di Arianna si fece incerto, «Perchè non vieni con me domani?»
«Dove?»
«Devo trovare il luogo da dove provengo, vieni con me.»
«Mi vuoi accanto a te?»
«Si»
«Ripetilo»
«Ti voglio accanto a me, e tu mi vuoi accanto a te?»
L’aria si accese, Vic, si chinò sulla chioma bagnata di Arianna, odorandone il profumo alla vaniglia e cocco che emanavano, chiuse gli occhi e ispirò profondamente, un lieve vento circondò i due ragazzi, spingendoli uno più vicino all’altro.
“Lui ti piace?»
«No, lui piace a Noemi»
«Cosa?»
«Max e Noemi, sto cercando di metterli insieme»
«Non dovresti farti i cavoli tuoi?»
Arianna respirò, gli occhi di Vittore erano indagatori e sottili, la sua voce era bassa, come una preghiera.
«Non dovrei chiedertelo, ma mi sarebbe piaciuto che noi… Non dovrei chiedertelo..»
Il respiro di Arianna si fece incerto, «Perchè non vieni con me domani?»
«Dove?»
«Devo trovare il luogo da dove provengo, vieni con me.»
«Mi vuoi accanto a te?»
«Si»
«Ripetilo»
«Ti voglio accanto a me, e tu mi vuoi accanto a te?»
L’aria si accese, Vic, si chinò sulla chioma bagnata di Arianna, odorandone il profumo alla vaniglia e cocco che emanavano, chiuse gli occhi e ispirò profondamente, un lieve vento circondò i due ragazzi, spingendoli uno più vicino all’altro.
“Arianna cercò su Google; gli aprì una pagina di Wikipedia, con scritto Gore di Colle di Val d'Elsa, la pagine inoltre si apriva su una vecchia cartina del 1200 dove mostrava la costruzione di queste grotte artificiali in quell’ epoca.
MAPPA
“Al ponte di San Marziale l'Elsa, trova la "steccaia", una sorta di sbarramento che serve a trattenere l'acqua del fiume per deviarla nelle gore grazie ad un sistema di chiuse mobili, costituite da tavole da inserire in blocchi di pietra. L'acqua così incanalata scorre tra pareti di arenaria fino ad arrivare al “cancello” (o “concello”), dove la gora si dirama. Il tratto più antico, detto “Aldobrandina” (o “Lombrandina” – il nome viene fatto risalire ai presunti costruttori ed in particolare ad Aldobrando o Aldobrandino dei Pannocchieschi d'Elci), arriva fino a Spugna, in prossimità della Chiesa di Santa Maria Assunta a Spugna, per proseguire per i “Botroni” e poi terminare il corso riversandosi di nuovo nell'Elsa.
Già intorno all'anno mille, comunque, esistevano a Spugna mulini con macine mosse dalla forza dell'acqua. L'altro tratto, che risale all'inizio del '200, si dirige invece verso il “piano” (l'odierna parte bassa della città), passando per la zona delle “fabbriche”, e da qui anch'essa fino ai “Botroni”.
Qui, nel XIX secolo, si è aggiunto un altro canale che serviva a fornire forza motrice alla "Ferriera Masson". Di epoca granducale è infine la costruzione, di fianco alla “steccaia” di San Marziale, del "Callone Reale", una saracinesca che regola l'afflusso dell'acqua deviata nelle gore”
“Non c’era niente di particolare, o di magico su Wikipedia, tuttavia, alcune foto dimostravano il contrario.
Arianna era arrivata con la vespa a scuola, e si era fermata proprio all’inizio della cancellata, la Prius di Vic era stranamente lì di fronte a lei, alzò la visiera del casco e cercò Vic, ma la macchina era vuota, allora si diresse verso il parcheggio dei motorini dell’istituto. Qualcosa la disturbò, a circa dieci passi da lei, seminascosti dal muretto, Vic e Stefania era abbracciati.I capelli rossi di Stefania erano avvinghiati al braccio di Vic, e il corpo di lei era attaccato al suo. Arianna rimase fredda, immobile. Poi emise un enorme sospiro e li oltrepassò senza mostrare il minimo fastidio. Stefania, la chiamò, lei alzo la mano in gesto di saluto e passo oltre.
La professoressa Fabiani, elogiava l’ultimo anno, come l’anno dedicato alla crescita personale, Debra, Ramona e Stefania, al solito non ascoltavano la conversazione, avevano tirato fuori delle riviste di moda e stavano scegliendo degli abiti,
Ancora si parlava del cadavere e si diceva che un altro ragazzo era stato trovato morto in un paese vicino. L’aria era strana, le tracce di sangue erano ancora visibili nell’entrata posteriore. “Gli angoli della bocca tremarono e una ruga le corrugò la fronte.
«Biancaneve hai deciso per il tuo cavaliere, ? O al solito verrai da sola?, tuo fratello verrà con me lo sai?»
«O con una delle tante con cui esce, credo che tu sia la terza in lista, ma ehi! Congratulazioni! Sei nelle prime tre» rispose Arianna seccata.
«Parliamo un po, ti va? Ho bisogno di questa chiacchierata, chi sono le altre due?»
«Non lo sai? Le tue spie non ti hanno informata?»
«Mi piaci, sei arguta e sottile, mi ricordi me»
«In quale epoca? Prima o dopo essere diventata una serpe, perché io non credo di essere così malvagia»
«Ebbene?»
“Arianna la guardò, c’era qualcosa in lei che era cambiato, i suoi occhi sembravano più scuri del dovuto, si ricordava che erano un verde brillante, ma in quel momento erano quasi neri. I suoi capelli ondeggiavano paurosamente , anche se non c’era un alito di vento e lei era immobile, con la testa inclinata lateralmente e le sue labbra erano in uno strano ghigno compiaciuto.
«La ragazza del Festival, credo si chiami Chiara e la bionda del secondo anno Lorena.» Le parole come un sussurro volarono all’orecchio di Stefania.
«Grazie» Stefania si girò sui tacchi e se ne andò.
Arianna sbuffò e tirò fuori l’ansia quando lei fu abbastanza lontana, anche il suo mal di testa si attenuò lievemente. Mentre camminava per i corridoi, vide un gruppo di ragazzi che avevano accerchiato uno studente straniero. Era Ren.
«Hey voi, che volete?»
“Un ragazzo secco come la morte stessa e un viso adunco, guardò i suoi compagni, e andarono via.
Arianna prese lo zaino del ragazzo e glielo porse.
«Stai bene?»
«はい, Hai, Si. Grazie.»
Arianna raccolse l’astuccio di Ren che era caduto qualche metro più in là e noto il pupazzo di zoro di ONE PIECE
«Zoro?»
« Quindi, conosci gli anime?»
«Certo. Sono una maledetta Otaku»
Ren aveva i capelli decolorati color arancio, le lenti a contatto azzurre, dei lineamenti delicati, la sua pelle era bianca, era carino e molto simpatico, Qualcuno avrebbe detto che assomigliava ad un cantante ”
“coreano, qualcun’altra che era troppo gentile per essere lì, Arianna sorrise involontariamente e rimase parlare con lui per tutta la durata della pausa.
Ren sembrava piacevolmente colpito da Arianna, forse perchè lei era realmente interessata a quello che diceva e come lui conosceva molto dei manga giapponesi.
«Ascolta Arianna e se uscissimo insieme, mentre cerchi di far mettere insieme Max e Noemi, Potremmo uscire a quattro. »
«Hai perfettamente ragione, così non sembrerò la ruota di scorta e gli darò lo spazio per parlare. Sei fantastico. Domani usciamo insieme. »
Era facile parlare con Ren, dopotutto parlare di manga era più semplice che parlare di incubi fate maledette e amori impossibili…un pò di normalità non guasta di certo.
Arianna lo abbracciò e poi rientrò ognuno nella rispettiva aula.
A lezioni finite rientrò rapidamente in casa, Avrebbe dovuto consegnare il compito sulle culture orientali per religione domani e ancora non aveva scritto un accidente.
“Prese il computer e andò in giardino.
Arianna stava seduta all’ombra del ciliegio, quando Anselv, la fata che abitava nelle casette le volò accanto.
«Mia signora c’è qualcosa che la preoccupa?»
«Queste visioni, questi poteri, questi sogni, qualcosa è cambiato nel tuo mondo ? Potevi dirmi che ero una figlia di madre terra, un guardiano»
«Non finché Pendragon non si fosse rivelato.»
«Il drago bianco? È quello il suo nome?»
«Si, mia signora, comunque…Qualcosa è successo, qualcosa che non dovrebbe essere nel vostro mondo , qualcosa che gioca con le vite dei mortali, ma raccontami dei tuoi sogni..»
Arianna appoggiò la testa al tronco dell’albero
“ In questi sogni, sono io ma non sono io, sono legata ad una catena di bronzo, ho una lunga veste bianca, ci sono altre donne con me, una strana creatura, con la testa di un bove, mi fa bere da una brocca dorata una specie di latte. All’inizio ero in un grande castello, poi in diverse caverne , ognuna diversa dall’altra, ognuna con riflessi madreperla. C’è un grosso calderone in mezzo, con tanti tipi di frutta e verdura. La Donna animale, si siede mangia e il suo scettro brilla e mi addormento, sento tanta paura…»
Anselv, si soffermò appoggiata ad un ramo, le sue. Lunghe ali, si ripiegarono dietro di lei, i suoi occhi viola si incupirono,
«Come le ho detto forse potrebbe essere la Batuffa, una divinità antica, la divina delle messi, rapiva le belle donne e le teneva come compagnia per sempre, le nutriva con il suo latte che le rendevano docili e gli cancellava la memoria, le derubava della vita terrena, gelosa della loro bellezza”
“I tuoi genitori ti hanno raccontato poi come sei nata o aspettando ancora i tuoi diciotto anni?»
«No, mi hanno detto delle Gore, perché Vic ha avuto un dono come il mio»
«Come?»
«Ho trovato un collana con un ciondolo»
Arianna prende la collana e la mostra ad Anselv.
«La collana dei sette sigilli»
«La conosci?»
«E’ un portale del mondo antico, dove l’ha trovata?»
«Dei luminotti mi hanno fatto strada, nell’arco sotterraneo , vicino la mia scuola»
« E’ una chiave per i guardiani. Ogni perla è un sigillo, quando tutti i sigilli saranno bianchi.»
“La porta di Avalon si aprirà»
«Si, questa collana ti mostrerà chi sono gli altri guardiani e ti porterà da Pendragon. »
«Vic dopo averlo toccato riesce a fare il vento»
«Uno dei poteri di Poseidone, Pendragon lo sa?»
«Non lo so»
Una farfalla bianca come la neve svolazzo davanti i loro occhi, Lidia chiamò Arianna in casa.
Arianna salutò Anselv che torno nella sua casetta vicino la siepe.
La campanella suonò nei corridoi della scuola,Arianna stava tamburellando la sua penna aspettando l’ora di ginnastica, Noemi era assente per una visita dentistica e il tempo sembrava non passare mai, persino Max era così annoiato da mettersi a intrecciare i suoi capelli per fare qualcosa.
“Stefania era stranamente silenziosa, la fissava di tanto in tanto, mentre Debra e Ramona , stavano confrontandosi i ciondoli del braccialetto e mandando messaggi al cellulare.
Il compagno di banco di Max, era un ragazzo sicuro di se, e una specie di pervertito, Arianna lo aveva sentito spesso parlare in modo osceno e a quanto pare stava sbirciando nel suo zaino per capire come sarebbe stata la sua divisa da sport.
«Maurizio che stai facendo?»
«Siccome è ancora molto caldo, volevo capire quale sarebbe stata la tua divisa da sport»
«Pantaloni e maglietta»
«Si …ma come? Aderenti? Corti? Trasparenti?»
«No se vuoi rifarti gli occhi guarda loro»
“Arianna indicò le tre arpie
«Da me non vedrai nulla di quello che non vedi adesso»
«Quindi niente leggings aderenti e canotta? E io che ci speravo , nemmeno la biondina è venuta »
«No»
Massimiliano si girò verso di lui
«Tu prova a guardare Noemi e vedi come ti riduco»
Arianna passò l’intero primo pomeriggio al telefono, con Noemi, gli parlò della scampagnata che avrebbe dovuto fare sabato pomeriggio. Gli chiese se era disponibile ad unirsi a lei, non gli raccontò il vero motivo, ma dato che Massimiliano origliando si era reso disponibile sapeva che lei non avrebbe rifiutato.
Tuttavia voleva parlare con Noemi , in privato e quindi la invitò in casa.
«Allora, affronterò l’argomento senza fermarmi»
“Noemi intinse un dito nella schiuma del cappuccino che aveva di fronte, poi si pulì i baffi che erano del latte sopra la bocca,
«Dopo qualche mese che sei andata via dieci anni fa, accanto a casa nostra si sono trasferiti i Canzonieri… i miei e i suoi erano diventati molto amici»
Arianna dondolava nervosamente la gamba..
«L’hai presa larga, si me l’avevi scritto dei nuovi vicini poi abbiamo ricambiato casa e ho perso il tuo indirizzo ma che c’entra? Sei ancora arrabbiata con me ?»
«No, no, no. D-dopo un anno mi sono successe diverse cose strane, parlavo ad animali invisibili, fate perso più e riuscivo a fare delle cose…»
«Mi stai prendendo in giro?»
“No, ascolta è difficile per me parlarne..»
«Hai sempre avuto una grande immaginazione, magari le storie che ci raccontava mio nonno ti sono rimaste in testa dopo la mia partenza e hai …»
«No. Fammi finire… »
Arianna si morse i labbri superiori in rassegnazione, «vieni con me…»
«Promettimi che non fuggirai.»
«Va bene se è quello che vuoi…»
Arianna prese un sasso e lo scompose difronte a Noemi, che ammutolì,
«E’ un trucco vero?»
«No..»
La musica dei BTS, in sottofondo emise un ronzio e la batteria del cellulare dopo aver espresso due lunghi suoni cessò di esistere. Noemi fece un profondo respiro, bevve l’ultimo sorso di cappuccino come se fosse stato dell’alcool.
“In fondo ti capisco, forse anche io dovrei parlarti di una cosa. Otto anni fa, mio nonno è scomparso. Lui, lo conosci parlava di lupi, fate , ci ha cresciute raccontando tutte le leggende, tu ne andavi matta ti ricordi? Lui aveva questa…ossessione per il bosco nero. Quando è scomparso l’ultima persona l’ha visto inoltrarsi proprio lì. Lo abbiamo cercato per settimane, mesi, ma nessuna traccia. Poi l’anno seguente, la sera per il mio compleanno dalla finestra di camera mia, in mezzo al giardino c’era un enorme lupo nero. Lì per lì ho pensato di essermi sbagliata, ma l’anno seguente e per tutti gli anni a venire il giorno del mio compleanno un enorme lupo nero appare nel mio giardino. Una sera sono scesa per vederlo meglio, ma appena ho aperto la porta è corso via.
No, non avevo paura, perché mio nonno mi ripeteva sempre una cosa, io non dovrò mai avere paura dei lupi, perché nel nostro sangue c’è un antica traccia della stirpe della luna. E poi mi ha dato questo.
“Noemi si aprì la maglia e sotto di essa la collana con la testa di lupo riluceva, le gocce di rubino che formavano il pendaglio splendevano a contrasto con la pelle di Noemi.
«E se ti dicessi che alcune delle sue storie sono vere, non le ricordo tutte ma la maggior parte lo sono»
«Ci manca solo che credi nei licantropi e siamo a posto»
«Ok allora forse è meglio che ti mostri qualcos’altro»
Arianna si alzò lentamente , molto lentamente, dalla sedia, il suo viso era un. Misto di ansia e preoccupazione.
Nel silenzio della stanza il rumore della porta centrale che si apriva aveva qualcosa di estremamente pesante.
Arianna accompagno Noemi davanti alla casa delle fate.
Poi mordendosi un labbro e con espressione greve, si mise in ginocchio difronte ad essa. «Anselv puoi uscire un momento?»
“Noemi aveva la fronte aggrottata e aveva gli occhi sgranati, andavano da Arianna alla piccola porta della casa. Poi come se il suo sguardo seguisse un movimento all’interno della casa, si portò una mano alla bocca, quando la piccola porcina si aprì e una scintilla di luce ne uscì fuori.
La scintilla volò sopra la mano di Arianna,
«Anselv, questa è la mia migliore amica Noemi, Noemi questa è Anself, la sacerdotessa capo delle fate e una mia vecchia amica.»
La scintilla, girò in cerchio e dentro apparve una fata dorata con lunghi ali verdi brillanti. Una flebile vocina come un suono metallico parlò.
«Mia signora, il suo sangue non è completamente umano, chi è lei?»
«Suo nonno gli ha detto di non avere paura dell’uomolupo, forse…»
«Si, un licantropo, ma la quantità di sangue per la mutazione necessaria in lei non è sufficiente, forse è un quarto di lupo? Come si chiama suo nonno?»
“Luigi Paoletti Jr»
«POLO, ma si, certo, siamo ancora in contatto con lui, lui è un grande amico delle fate.»
«E’ ancora vivo?»
«Si, ma ormai è un lupo, a tutti gli effetti, così può invecchiare più lentamente, non l’hai mai visto?»
«Un grande lupo nero?»
«Si, viene una volta l’anno in queste zone, ci porta messaggi e notizie dal regno magico»
«Regno magico?»
«Si poi ti racconto»
Un altra scintilla, più tenue dai colori rosati, uscì dalla porta e parlò per qualche secondo con Anselv,
«Mia signora posso andare»
“Arianna inchino la testa in segno di accettazione e le sue luci rientrarono nella casetta chiudendosi la porta alle spalle, Arianna si trasudò il collo e la sua espressione era un di tensione, poi guardò Noemi.
«Ancora non credo ciò che ho visto e sentito, ma tu come?»
«Qualche settimana dopo che te ne sei andata, dieci anni fà, la mia cicatrice, ha cominciato a bruciarmi terribilmente, e ho cominciato a vedere delle cose. Cose che nessuno vedeva, che non esistevano per la gente normale, avrebbero dovuto darmi della pazza, ma Lidia ,mia madre, mi ha detto solo di non parlare con gli altri di cosa vedevo e cercare sempre di non farmi vedere se volevo parlare con quello che vedevo. All’inizio non capivo, ero piccola, poi crescendo ho compreso. Molte delle cose che vedevo , come le fate, I draghi, le streghe , i folletti, i mostri, e gli uomini volpe non erano abitanti di questo mondo. Alcuni di essi vivono qui come umani ma il loro viso per me è diverso, io li vedo nella loro vera forma, altri non sono visibili ad occhio umano ma la loro presenza in qualche modo influisce sulle persone. Per me all'inizio è stato molto difficile “,alcune creature sono ostili, altre pericolose, alcune come le fate hanno personalità diverse, un pò come il genere umano. Con il tempo ho imparato a conoscerle e ad identificarle. Fortunatamente nello stesso periodo in cui mi sentivo più sola, ho incontrato Vittore, e dopo qualche anno lui è dovuto venire a vivere da noi, il che mi ha permesso di rivelargli questa mia particolarità, probabilmente parlarne con qualcuno senza problemi con una persona di cui mi possa fidare mi ha fatto sentire normale in qualche modo e grazie a lui, ho potuto conciliare i due mondi.»
Noemi buttò la testa all’indietro e si distese sul giardino, aprì le braccia, ed emise un sonoro respiro, Arianna tese le braccia verso di lei, «Mi vuoi ancora bene?»
«Mi hai dato un sacco di informazioni, ma certo sei più strana del solito ma sei sempre tu no, ?…Quindi fammi capire è da dieci anni che abiti con Vittore e ancora non gli hai detto quello che provi? »
«Credo che l’abbia capito anche da solo ciò che provo per lui, e per questo se ne sta abbracciato alla maggiorate delle ragazze della scuola. Quindi dovrà essere semplicemente mio fratello.“Si ,guarda ci sto credendo, con la faccia che tu stai facendo adesso? Si certo proprio tuo fratello. Almeno è bello »
«Con tutto quello che ti ho detto stai pensando a questo?»
«Esattamente, per il resto delle cose mi servirà del tempo per metabolizzarle, e comunque dov’è camera sua?»
«Non posso entrarci»
«Tu non puoi entrarci, io posso andiamo..»
«No davvero, .. «Che noia, e dato che l’ho visto solo di sfuggita e con una maschera indosso, puoi descrivermelo?»
«Beh come hai visto, ha lunghi capelli neri, è un misto tra un asiatico e e un italiano, un bel viso, un bellissimo sorriso, belle labbra, e ho una foto sul cellulare»
“Qui c’è un intera galleria di foto, non solo una. Comunque è il tuo tipo, si, o gli hai fatto un calendario per ogni giorno della settimana. Comunque non mi hai ancora detto perchè lui sta da te.»
«I suoi genitori erano nostri vicini di casa e dal quello che mi ricordo suo padre era molto amico del mio, quando suo padre è morto per un incidente d’auto, sua madre ebbe dei seri problemi nell’accettare la cosa e finì in psichiatria. Un giorno mio padre tornò a casa con lui in collo e da quel momento è rimasto con noi. Abbiamo vuotato il salone ed è diventata la sua camera da letto.»
«E’ stato fortunato ad incontrarvi»
«In realtà siamo stati noi fortunati ad avere lui, in qualche modo ha curato la mia ansia, e da quel che ricordo c’è sempre per tutti noi.»
«Capisco, e a qualche amico maschio, carino da presentarmi?»
«Non avevi una specie di ragazzo, mi avevi accennato..»
“Ti stai assolutamente sbagliando, avevo una cotta, lui mi ha tradito con una ragazza francese, ma dopotutto era francese pure lui, quindi questo è quanto..»
«Questo francesino aveva un nome? »
«Si, Samuel, aveva dei capelli neri mossi, una pelle bianca come la luna e freddi occhi azzurri, ma aveva un fisico aaah»
«Già ti sei dimenticata di Max?»
«Max è molto bello, ma non voglio cadere di nuovo nella fregatura, quindi vedrò e poi al momento è meglio che stia single, se devo affrontare cose strane, altrimenti mi prenderà per pazza e ciao. Per esempio dovrò scrivere che le fate esistono, che i lupi mannari esistono e che mio nonno è vivo ed è uno di loro. Ah dimenticavo tieni.»
Noemi, passò ad Arianna un consumato librino rosso porpora, con la rilegatura a lacci, le prima pagine erano ingiallite dal tempo e la scrittura da prima acerba piano piano sembrava essere cresciuta con l’età della scrittrice.
“In alcune pagine si vedevano raffigurati disegni di creature, in altri fiori dall’aspetto strano.
Il libro conteneva tutte le storie che il nonno di Noemi le aveva raccontato prima di sparire nel nulla. Lei le aveva scritte tutte e poi ne aveva fatto una copia pubblicata con solo alcune, ma quella era la copia completa.
«Te la presto, forse c’è qualcosa che potresti trovare utile, io la so a memoria, credo che alla fine sarà la mia specializzazione del corso di studi. Mitologia antica. E tu cosa farai?»
«Non ho voluto scegliere fino ad adesso , perchè sento che mi succederà qualcosa a breve, non so dirti cosa, ma sicuramente cambierà il mio modo di esistere, è come se avessi sempre una miccia pronta ad esplodere dentro di me. Non te lo saprei spiegare meglio.»
«Forse ti dichiarerai e nel giro di un anno diventerà i la fortunata signora Vittore e farai la perfetta madre di famiglia»
«Yahhh ma che ti dice il cervello?? Arianna prese un cuscino e glielo tiro in fronte.»
“Un rumore sordo, provenne dalla porta principale, il rumore di una borsa gettata a terra e delle chiavi nella conchiglia, fecero voltare Noemi e Arianna verso l’entrata.
Vittore si tolse la felpa rimanendo in canottiera e mostrando alle ragazze le sue braccia sudate, si tolse maschera e cuffie e con non curanza, Noemi spostò lo sguardo da lui a Noemi e fece un gesto d’apprezzamento. Arianna la raggiunse , raccolse il cuscino e la spinse ironicamente da una parte.
Vittore vedendo del movimento in soggiorno, con un rapido movimento si palesò davanti alle due ragazze che gridarono per lo spavento.
Arianna oramai armata di cuscino colpì anche lui.
«Anche a te che ti dice il cervello?, questa è Noemi Vittore, Noemi questo è Vic. »
“Piacere »
I due ragazzi rimasero a guardarsi per un pò, poi Vittore riprese la borsa, salutò le ragazze e nella penombra dell’ingresso di diresse verso la porta a vetri della sua camera. Noemi finì l’ultimo sorso del succo alla pesca rimasto e poi il suo cellulare si illuminò. Saluto Arianna e se ne andò. Arianna rimase qualche secondo ad ascoltare il silenzio della casa. Vittore in bagno che faceva la doccia. I vicini che usavano il tosaerba, un bambino che rideva per la strada e dei campanelli di bicicletta forse all’incrocio.
Vittore usci’ dal bagno, e dietro di se una nuvola di vapore emerse lentamente dalla porta. Era a petto nudo con un asciugamano bianco intorno alla vita. Aveva il volto coperto da un asciugamano con cui si stava asciugando i capelli. Non notò la presenza di Arianna che era rimasta immobile a contare ogni singola goccia di acqua che imperlava il suo petto, fino a che non ci sbatte contro.
”“Rimasero a fissarsi per qualche secondo , poi lei si voltò coprendosi gli occhi con la mano. La mano di lui cercò di fermarla ma si ritrasse appena prima di toccarla. Per togliersi dall’imbarazzo, cominciò a pensare a qualsiasi cosa da dire, poi gli tornò a mente la ragazza di prima.
«Da quanto tempo la conosci?»
«Da prima di te più o meno eravamo piccole… poi si è trasferita e fisicamente l’ho ri-incontrata solo ora.»
«E’ una brava persona? Ci si può fidare? Sa qualcosa su di te?…»
Il silenzio dopo l’ultima frase era più che una domanda da parte di Vic sembrava una preghiera nascosta. Sfortunatamente Arianna emise un largo sorriso.
«Sa tutto.»
«Come PREGO? »
«Tuuuuuttttttooooo»
«Stai scherzando vero?»
“No, vuoi sapere il perchè?»
«Mi fai un breve riassunto grazie?
«Ebbene, Lei ha un nonno, che a quanto pare è un uomo lupo, suo nonno ha provato a contattarla diverse volte proprio da lupo, quindi quando mi ha raccontato questo ho dovuto presentargli Anselv, che gli ha parlato delle creature mitiche, e da cosa nasce cosa.. e ..» Arianna si morse un labbro. Vittore che oramai era completamente asciutto emise un grosso respiro.
«Alla fine gli hai detto del tuo potere.»
Arianna annui. «Beh quindi avere amici normali non credo sia, ormai, una cosa possibile eh?»
Arianna rise.
Vittore prese l’ asciugamano e se lo tiro sopra le spalle. Arianna sentì lo scampanellio delle campanelle tubolari appese al porticato in giardino, Anselv aveva qualcosa di urgente da riferirgli. Lasciò Vittore e scese velocemente in giardino.
“La fata stava appoggiata dietro la campanella principale, il suo sguardo era preoccupato e serio. «Mia signora abbiamo sentito la presenza di un fata Oscura qui vicino.»
«Una fata Oscura? La stessa degli omicidi?»
«Si, Mia Signora, E’ la stessa energia, di una fata che si nutre di sangue e anime umane.Non sappiamo perchè si sia così avvicinata alla vostra dimora.»
«Più che di me, mi preoccupo di voi fate? State bene, non cercherà di attaccarvi? Preferite che vi sposto da un altra parte o..Come mai è qui»
«Oh No mia signora, uno scontro diretto tra fate, significherebbe la guerra tra i due mondi, non credo che ci attaccherebbe mai. Comunque siamo più in guardia del solito. No stiamo bene lì. E poi al massimo abbiamo incantesimi a protezione. Tuttavia non conosciamo il perchè sia “qui. L’anziana del nostro ordine ha un piano, ma al momento non ha rivelato granché i particolari. Quando saprò di più, glielo faccio sapere.»
Arianna rientrò in casa. Tutto intorno, accatastati dovunque nell’ufficio di sua madre, si trovavano innumerevoli pacchi Lidia aveva iniziato una specie di commercio on-line dove vendeva i suoi quadri e le sue creazioni. Arianna in piedi al centro della sala si girò lentamente, facendo scorrere lo sguardo su ogni piccolo oggetto che era alla luce del sole.
Le feritoie alle pareti e le finestre incassate ricordavano un pò un vecchio santuario dove monaci o suore si ritrovavano in preghiera. Perfettamente pulito e in ordine. I pacchi erano suddivisi per data di spedizione. Alcuni in ordine alfabetico. Un globo, in color seppia campeggiava su una mensola acceso. Accanto a lui, riflettendone la luce giallastra una foto di tutti e quattro i membri della famiglia in una sera d’estate sotto il chiaro di una luna piena. In quella foto sotto forma di lucciola c’era anche Anselv. Un tavolo ellittico con una superficie di legno e resina epossidica colore del mare era al centro della stanza, Alcune sedie rigide, erano intorno ad esso, seduta su di una “con l’espressione corrucciata nell’intento di finire l’ultimo quadro c’era Lidia. Era oramai quasi l’ora del tramonto le due donne rimasero in rigoroso silenzio per alcuni istanti, poi Lidia alzò la testa.
«Se anche Noemi ha un destino particolare tanto quanto il tuo, forse è una dei guardiano come te ci hai pensato? Forse meglio così almeno avrai accanto a te qualcun’altra che conosci da sempre e di cui ti fidi. Ti dirò, sono molto preoccupata per questa cosa, questa riunione di guardiani. Ed è normale che lo sia, altrimenti non avrei emozioni, ma sappi che se un giorno vuoi tirartene fuori o non ti senti all’altezza o credi che sia troppo pericoloso. Torna a casa. Io sarò qui ad aspettarti. Perchè credimi, va bene non essere pronti. Ti fermi un attimo e ricominci. Prendi qualcosa di caldo prima di tornare in camera, la cena è per le nove stasera.
Il giorno seguente sembrava che niente fosse mutato Noemi era allegra come sempre, e tornò a farle visita nel pomeriggio. «Quindi ricapitolando, sono stata via un giorno e hanno trovato un cadavere nella palestra della scuola…»
“Esattamente, questo cadavere pensa lo abbia ucciso una fata Oscura che si nutre di anime e sangue umano, probabilmente mandata da qualcuno, questo tipo di fate hanno bisogno di essere richiamate da un essere umano per venire sulla terra. Piuttosto dove è che eri?»
«Ti ricordi che mio nonno era particolarmente legato a una foresta a Nord Ovest di Lucca, Lì è dove lo hanno visto l’ultima volta, praticamente babbo ci ha costruito una specie di memoriale, e siamo andati lì. Sulla targa di legno però, questo’anno ci hanno inciso qualcosa, “Non aver paura dei lupi” All’inizio pensavo fosse qualche slogan di un gruppo animalista, ma la calligrafia mi ha sorpreso e più che me ha sorpreso babbo. Era identica a quella del nonno. Ogni anno da quando è scomparso per tutto il mese di agosto un enorme lupo nero, si siede nel mio giardino e guarda la casa, questo già lo sai te l’ho detto, e quello sarebbe mio nonno, ma perchè scriverlo..»
«Hai mai provato a scendere e parlare al lupo?»
“No, ho provato due volte ma scompariva. Quindi ho smesso.Eppure quelle lettere scritte, mi hanno ricordato le sue ultime parole. Mi disse “Non aver paura dei lupi, perchè nel tuo sangue c’è la tua connessione con essi e con il sangue del clan della luna. Poi ovviamente mi diede il medaglione, Dopo la storia di Anselv, tutto è più capibile, mi chiedo se anche mio padre lo sappia. Nonno era un grande narratore di storie, chi se lo sarebbe immaginato che le storie fossero reali. Per me alla fine erano solo fiabe. »
Il giorno seguente Arianna si svegliò molto presto, l’aria era piena di rugiada, Anselv e le altre fate stavano laboriosamente raccogliendo le gocce e le portavano dentro le case, il sole attraversava obliquamente la vallata, e la nebbia che si era depositata sui crinali dei monti rimaneva sospesa a mezz’aria.
Arianna infilò i suoi stivali da camminata e prosegui per il sentiero lungo il fiume, l’argine la mattina presto era silenzioso, e gli animali ”
“volavano cinguettando il mattino, dalla concerie della zona, lievi sbuffi di polvere cinerea fuoriusciva dalle ciminiere. Le ceneri cambiavano l’aria, e ricadevano sulle tamerici brulle del terreno circostante. I pini ondeggiavano al lieve vento, e i cipressi, le cui punte dondolavano come cappelli di elfi, danzavano modellando il colore del sole.
Arianna arrivò fino ad un vecchia centrale abbandonata vicino al fiume, una centrale della luce in stile liberty con vecchi vetri rotti e un enorme muro di cinta. Da una casa vicina, si sentivano delle grida e degli schiamazzi, il che era un pò strano per essere mattina presto. Poi come un fulmine a ciel sereno un ragazzo uscì in tutta fretta portandosi dietro qualcosa in braccio. E si fermò proprio davanti Arianna, come se fosse paralizzato e scioccato di vederla lì.
«Ren?»
«Arianna che ci fai qui?»
«A volte vengo qui a camminare, ma è la prima volta che ti vedo, qui.»
«Io abito lì. » Indicando una casa gialla con un lungo porticato ed un giardino colmo di rose selvatiche.
«Cos’hai in mano?»
“Ah, questo è Duke, il mio coniglio»
«E’ stupendo. Posso?»
Arianna inginocchiò sull’erba, e prese Duke tra le gambe, Ren si sedette accanto a lei. Era bello pensò Arianna, non di certo una bellezza Europea, ma una bellezza gentile. Un pò le ricordava Vic, anche se Vic era per metà Coreano e non Giapponese.
«Tu hai un ragazzo?»
Arianna sorpresa dall’improvvisa domanda, lo guardò sorridendo, «No, nessuno, te l’ho detto..»
«E quel ragazzo che ti accompagna a scuola?…»
«E’ mio fratello adottivo»
“Capisco, che ne dici se la prossima volta mangiamo del ramen insieme?»
«Si, adoro la cucina giapponese, asiatica in generale»
Rispose sorridendo Arianna.
Arianna e Ren rimasero a parlare per una buona mezz’ora, fino a quando dopo la terza chiamata persa di Vittore, Arianna si decide a rispondere al cellulare.
Ren rientrò in casa. Un uomo dall’aspetto burbero in ginocchio con la faccia tonda accigliò le sopracciglia e si alzò di scatto quando Ren oltrepasso il vialetto. Il signor Yang, il tutore di Ren, aveva degli occhi imperscrutabili, accennò un mezzo sorriso verso Arianna poi rientrò in casa e serrò la porta. Arianna corre verso la Prius di Vittore che si era fermata sopra il ponte ad attenderla.
”
“Heyla, che succede? » Chiede sorridendo Arianna
Vittore aveva una faccia strana, gli abiti erano gli stessi del giorno prima, i suoi occhi erano cerchiati di nero, e sembrava puzzare di incenso.
I suoi occhi erano vuoti, quasi vitrei, meccanicamente rispose di essere in ritardo, e che Stefania lo aspettava.
Vic, respirava a fatica. Fredde gocce di sudore scendevano lente dalla fronte , il che era strano in una giornata estiva. Gli chiese dove era stata. Poi accelerò e la riportò prontamente a casa, senza emettere un suono. Arianna scrutava ogni dettaglio. Vic non si era né cambiato né lavato dalla sera precedente, aveva un strano odore che le faceva prudere il naso. La macchina stridette sul dialetto di ingresso inchiodando le ruote al suolo. Vittore scese rapidamente dalla vettura e quasi senza chiuderla si gettò sul divano in casa con la testa tra le mani.
«Che diavolo mi sta’ succedendo? Ho la testa che mi scoppia»
“Vittore sussurra queste parole, in agonia Arianna si avvicina per capire e dargli un analgesico ma lui sprofonda la sua faccia ancora di più nell’enorme cuscino blu. Mentre distrattamente si raggomitola sul divano in posizione fetale, gli cadde dalla tasca un biglietto in cartoncino purpureo.
Una lunga calligrafia dorata riporta la seguente scritta.
Bevimi
Arianna prese il cartoncino con entrambe le mani.
«Probabilmente un analogia ad Alice nel paese delle meraviglie, ma chi è il Bianconiglio che ha portato Alice/Vittore nella tana? » disse ad alta voce Arianna. Vittore stava ancora lamentandosi del dolore, quando il vento spostò la tenda e la luce del sole penetrò in casa colpendo la felpa di Vittore.
Qualcosa brillò all’altezza del collo, Arianna lo prese attentamente, un lungo capello rosso.
Avvolse ogni estremità ad un dito, sembrava una spessa corda di chitarra, il suono che generava era cupo e tagliente. ”
“Lo tirò fino a farlo spezzare, poi guardò Vittore, i suoi occhi si posarono su ogni lineamento del viso , voleva toccarlo, ma ritrasse la mano. Appoggiò la schiena al divano e rimase lì con il collo appoggiato ai cuscini sentendolo respirare.
Lo coprì con una coperta in pile, e rimase con lui fino al pomeriggio inoltrato. Poi uscì.
Arianna camminava lentamente, i passi le erano pesanti quanto un sasso gettato in acqua. Sapeva il significato di quel capello, Vittore era stato tutta la notte da Stefania. Osservo il fiume scivolare via, mentre trasportava le sue lacrime amare. Era troppo lontana per vedere il suo riflesso e le acque torbide e smosse dai mulinelli non ne permettevano il riflesso, tuttavia, vedeva chiaramente le su lacrime cadere in acqua. Era giunto il momento di abbandonare tutto. Di lasciare andare, se lui voleva giocare così con lei, lei non le avrebbe permesso.
“Emise un grosso respiro. E continuo a camminare vicino all’argine. Qualcuno o qualcosa la stava osservando. Si girò più volte, per vedere se riusciva ad identificare chi fosse. Ad un tratto la cicatrice divenne più calda e sentì come un morso di dolore. A quel punto dall’acqua emerse una enorme testa bianca. Un Drago con degli splendidi occhi verdi.
Una voce risuonò nella sua testa. «Io sono Pendragon. Presto ti convocherò per delle prove »
Arianna rimase immobile, poi la cicatrice cominciò a bruciare e farle talmente male da perdere i sensi.
Svenne, non prima di vedere un ombra che le si avvicinava correndo.
Arianna aprì gli occhi la stanza era rettangolare e blu, su le mensole bellissime sculture di carpe e katane in ordine di dimensione. Il letto aveva delle coperte in raso rosso e un piumino nero con un enorme simbolo dorato al centro. Una figura seduta sul letto la osservava, era Ren.
«Daijobo, desuka? 大丈夫ですか?» (Stai bene?)
”
“Si Grazie cosa è successo?»
Ren le disse di averla vista cadere a terra dopo che un insolita nebbia si era formata di fronte a lui. Era corso a vedere chi fosse e l’aveva trovata priva di sensi, quindi aveva deciso di caricarla sulla schiena e di portarla a casa sua.
La camera di Ren era pulita in ordine, diversi manga e le sue valigie erano perfettamente riposte in ordine decrescente. Sulla scrivania di legno chiaro c’erano quasi tuti i libri di scuola e un barattolo con diverse penne. Poi una lavagna di sughero aveva dei piani di lavoro attaccati, con le diverse entrate e uscite e i relativi guadagni. Ren le spiegò che erano i suoi lavori doposcuola, poi le porse una tazza di tè caldo al limone, e le chiese se avesse mangiato oggi. Dato che la camera e l’esterno erano molto silenziosi, Arianna gli chiese dove fossero i suoi genitori. Ren abitava da solo. I suoi genitori lo avevano lasciato all’età di quindici anni, da solo in Giappone, e lui solo compiendo diciotto anni aveva avuto il permesso di venire a studiare in Italia. Aveva scelto una scuola vicino a dove era stata ”
“sua madre da piccola, ma era stato difficile trovare qualcuno che lo ospitasse, così aveva trovato una famiglia che per qualche centinaio di Euro gli aveva dato una stanza. Dato che erano asiatici, lui a aveva detto a scuola che erano i suoi zii, e tutti gli avevano creduto ma in realtà non era vero.
«Nessuno deve saperlo, me lo prometti?»
Arianna lo abbracciò, anche se Ren sembrava estremamente intimida dalla cosa, Arianna sentì il suo cuore battere più forte. Si fece promettere per che sarebbe dovuto venire a casa sua tutte le volte che voleva.
Ren piegò la testa di lato poi, come se fosse stato ferito disse ridendo « Bakka,Anata wa watashi ni jihi o motte imasu ka? あなたは私に慈悲を持っていますか?»(Hai pietà di me?)
Arianna lo guardò teneramente «No, いいえごめんなさい、あなたがここに一人でいる -Īe gomen'nasai, anata ga koko ni hitori de iru.» (No , mi dispiace solo che tu sia in casa da solo )
“Ren aprì gli occhi, e la sua mascella si contrasse per un attimo, aprì la bocca per replicare ma l’unica cosa che al momento pensava è perché Arianna parlasse Giapponese.
«日本語は話せますか -Nihongo wa hanasemasu ka? ( tu parli giapponese?)
Ma Arianna scosse la testa in senso di diniego, Ren si avvicinò e le prese la mano destra, e gli disse che al momento lei stava realmente parlando giapponese, Arianna rise.
«たぶん漫画をたくさん読んで、夜にテレビシリーズを日本語で聴いているからかもしれないので、私はそれをとても学んだでしょう。-Tabun manga o takusan yonde, yoru ni terebishirīzu o nihongo de kiite irukara kamo shirenainode, watashi wa sore o totemo manandadeshou.»(Forse perchè leggo un sacco di fumetti giapponesi , e guardo serie tv giapponesi durante la notte , magari l’ho imparato senza volerlo.. boh. …)
“Arianna continuava a fissare il grande dipinto sopra la scrivania di Ren. Una enorme volpe a nove code che osservava un splendido panorama da una rupe in pietra.
Ren le chiese se le piaceva.
Arianna annuì e poi inizio a raccontargli una storia.
«C’è anche da noi una leggenda, poco conosciuta, qui in Toscana. Non molto lontano da qui, tra Firenze e Siena, c’è una terra dove una volpe che sputa fiamme vive. Tanti anni fa un proprietario terriero voleva costruire un castello in una vallata, i costruttori distrussero tutto creando un cantiere, e tra le cose che distrussero c’era una tana di una volpe. Il cantiere cominciò a costruire il castello ma diversi episodi di incendio accadevano sempre, e l’unica cosa che gli operai vedevano era questa volpe che dava fuoco alle travi. Allora il proprietario indi una caccia alla volpe, la trovo e la uccise, gettando nella sua gola dell’oro fuso, e seppellendola nelle fondamenta del castello. Tuttavia il proprietario morì qualche giorno dopo bruciato vivo. E lo spirito della volpe ancora vive intorno quel castello. Tutt’ora viene avvistata una volpe con il manto color dell’oro, che vaga di notte mentre corre intorno i ruderi del castello “maledetto, emettendo zampilli di fuoco.»
Ren rimase a guardare Arianna, le scusava il volto il naso la bocca, le lunghe ciglia che sbattevano, ammirato.
«L’essere umano è crudele» Poi si avvicinò a lei, le loro spalle si toccarono per un istante. Arianna si voltò verso di lui. Si fissarono per circa qualche secondo negli occhi poi entrambi si ritrassero imbarazzati. Ren fù il primo a parlare.
«Senti… C’è una festa a scuola… Un ballo. Vorresti venirci con me? Come amici…»
«Come amici eh? Okay. Il ballo d’inverno. Si certo mi farebbe molto piacere andarci con te, anche se non credo tu abbia problemi a trovare una ragazza, ci sono tante ragazze a cui piacerebbe balire con un ragazzo bello come te»
“Ren diventò rosso in volto e si coprì il viso con le mani, la sveglia sulla scrivania emise un lungo suono, e Arianna si accorse che erano le otto di sera. Ormai fuori era buio, e le ultime macchine sfrecciavano lungo la strada, per non fare tardi a cena.
«私はあなたを家に連れて行きます -Watashi wa anata o ie ni tsurete ikimasu.»(Ti riporto a casa)
«E così, è finito anche Settembre.. » Noemi stava fissando la sua migliore amica Arianna, mancava solo qualche giorno prima del compleanno di Vittore e da come si stava comportando Arianna, Noemi avrebbe detto che non era certo in vena di festeggiarlo. Appoggiarono le gambe sul puff peloso, entrambe sbuffarono inclinando la testa. Stefania Martello parcheggiò la Maserati Ghibli dei suoi genitori, ma lasciò il motore accesso . Lanciò il cellulare dentro la borsa color senape firmata Michael Kors e ghignò rivolta a Vittore.“Ti ho chiamato tre volte oggi»
Vic, rimase sul marciapiede, in piedi guardingo.«Che cosa ci fai qui?»
Stefania si arricciò la lunga coda di capelli rossi sulle dita «Se decido di venire a fare visita al mio ragazzo» Si lasciò sfuggire una risatina, poi sposto il peso del suo corpo in modo da mostrare la scollatura e slacciò in modo provocante la cintura «Posso farlo quando voglio» disse con la voce più roca che avesse.
Vittore si passò una mano tra i capelli, «Certo, ma io non sono il tuo ragazzo» poi si infilo le mani in tasca e si girò di spalle e fece per andarsene. Stefania, vide Noemi e Arianna che stavano sbirciando dalla finestra, uscì frettolosamente dall’auto, prese per un braccio Vittore e lo tiro a se, baciandolo sul vialetto. Poi si staccò da lui e in modo teatrale gli fece il gesto del telefono e se ne andò. Vittore alzo le spalle ed entro in casa. Noemi e Arianna erano vicine alle tende della finestra, le loro lunghe ombre si stagliavano contro la parete. Si fissarono per qualche secondo poi ”“Arianna cominciò a parlare del più e delineo con Noemi e Vittore tornò in camera sua sbattendo la porta.
Dal diario privato di Arianna
7 ottobre
“Ieri pomeriggio Stefania mi ha chiesto se poteva venire a casa mia, non c’era un motivo scolastico, non c’erano compiti o interrogazioni in programma, suppongo perché volesse incontrare “mio fratello”, ma avevo gli allenamenti di Basket e quindi gli avevo detto di no. Il problema è che nessuno diceva No a Stefania e ora osservavo che mi guardava in cagnesco, e avevo il dubbio che avesse iniziato la sua personale crociata contro di me.
Noemi era una delle mie più care e vecchie amiche. Eravamo quasi cresciute insieme, ma poi i suoi si erano trasferiti quando lei aveva 10 anni e non l'avevo più rivista fino a qualche settimana fa, quando suo padre era tornato nel distretto. Lei non sapeva nulla di quello che mi era accaduto. I miei poteri mi sono stati evidenti subito dopo l’incontro con Vic. Mi sedetti con lei, a parlare del più e del meno.
Del tempo passato, della vita quando era più facile.
”
“Max si avvicinò e mi chiese se sarebbe potuto venire a casa mia un secondo doposcuola. Ho acconsentito, che male c’è.
Forse perché avevo intuito che Max voleva parlarmi di Noemi. Arrivata a casa, Max vide Vic sul porticato che lo scrutava da capo a piedi.
«Forse non è un buon momento? Senti se uscissimo una di queste sere sarebbe meglio, ho bisogno di alcuni “consigli…. su .. tu sai chi»
Come immaginavo...ringraziai Max con un abbraccio , acconsentii e lo salutai, e vidi Vic seduto sulle scale ad aspettarmi. Le sue occhiaie erano ancora più oscure dell'ultima volta.
Almeno sembrava che non gli importasse molto di Max, forse anche lui si era reso conto che per me era solo un amico.“Guardai in fondo alla strada, Stefania, stava arrivando a passo spedito, il che mi ha fatto supporre che qualcuno le avesse dato il nostro indirizzo, la sua faccia era leggermente arrossata e aveva i labbri arricciati come se avesse assaggiato del limone troppo aspro. Vic si girò verso di lei e si alzò in piedi. Posai la borsa nell'ingresso e mi sedetti sulla scalinata. Stefania Mi salutò e poi mi chiese se poteva parlare con mio fratello, non aspettò la mia risposta , ma si girò verso Vic.
Come immaginavo, Stefania, voleva invitare Vic al ballo , Io feci finta di nulla e iniziai a cercare di scrivere qualcosa sul mio Diario scolastico, non avevo avuto molto tempo per finire di decorare la M che avevo iniziato, il giorno che avevo incontrato Max, così mentre prendevo tempo, potevo ascoltare la loro“conversazione, stavo per mettermi a ridere, quando Vic mi guardò, guardò il diario, tirò a se Stefania e la baciò.
Mi vennero i brividi dal disgusto, chiusi il diario e mi avvicinai verso loro. «Ehm, Vic, Posso parlarti un momento"»
«Non vedi che abbiamo da fare»rispose Stefania. Vic, mi guardò e spostò Stefania di peso. Gli ricordai, la telecamera che era proprio sopra di loro, e che Dario e Lidia potevano controllare in ogni momento tramite la App del Cellulare. Poi mi dileguai in soggiorno. Dopo qualche minuto anche Vic, rientrò in casa. Sentì i passi di Stefania che si allontanavano.
«Potevi portarla fuori, l'importante è che non state davanti la telecamera» Probabilmente mi uscì dalla bocca in modo non troppo aggraziato che subito Vic mi si scagliò contro. “Ah , quindi è la telecamera il problema?, La stessa telecamera che ti ha visto abbracciare uno sconosciuto?»
«E’ un mio compagno di classe e di banco, dirò semplicemente che si è preoccupato per me e voleva che tornassi a casa»
«Come sarebbe compagno di classe? Di banco? Quel tizio ti è accanto in classe?»
«Si»
«Non è possibile»Vic continuava a girare per la stanza come un pazzo.
“Non capisco dove sia il problema, tu hai appena baciato una mia compagna di classe, ma io non sto facendo una scenata»
Vic rimase lì a guardarmi un attimo, poi mi si avvicinò velocemente come se volesse ... non so cosa volesse, so solo che il mio cuore rimase bloccato per un attimo, un attimo infinito, dove il mio respiro era rimasto a metà. Forse è proprio vero che ci si innamora di chi non si vede, perché in quel momento il mio cuore non vedeva altro che la bocca di lui, il suo carattere, il suo temperamento.
Era sempre stato così.
Anche da piccoli.
Se doveva dirti una cosa, passavano anni. Non riuscivi a togliergli due parole di bocca, su cosa provasse, su cosa sentisse. E questo, questo mi faceva stare male. Perché anche se io ero la regina dei ghiacci, solo lui riusciva a leggere chi io fossi davvero. “In quel momento eravamo così vicini, sentivo la sua elettricità che mi attraversava a ondate. Il mio stomaco si era chiuso, e farfalle di ogni tipo lo stavano attraversando.
Lui mi prese una ciocca di capelli e la fece passare tra le sue dita. Non so come sia stato possibile, ma sentì ogni cosa, dal primo tocco del capello a quando le lascio ricadere gentili sul petto. “Poi si avvicinò e sentimmo la macchina di Lidia sul viale. Ci spostammo indietro, e io mi scontrai contro il tavolino da caffè, rovesciando una candela spenta. La rimisi subito in posizione, Vic svicolo in cucina.
Lidia, mia madre entrò in casa e dopo una prima occhiata venne verso di me pensierosa.
«Amore stai bene? Sembri accaldata... Non avrai già preso l'influenza?»
«No mamma, e quando mai sono stata malata? » mi misi a ridere
«Ho fatto ginnastica oggi, magari è quello»
«E chi era quel ragazzo che ti ha seguito a casa in moto»
Eccoci.
« E’ Max un mio compagno di banco»
“ Sembrava carino»
«E’ solo un amico, niente di più»
Avevo quasi la netta impressione che Vic, stesse origliando.
«Vic, dovè?»
«Sono qui»
Stava origliando.
«A te non era stato detto, niente ragazze sul portico, o mi sbaglio?»
“ Si signora, non succederà più»
«Lo stesso vale per te signorina»
«Si mamma.»
«Bene. Ragazzi lo faccio per voi. Se non avete rispetto di Voi stessi, chi può averne? Dovete prima imparare a camminare e poi a volare... Inoltre... C'è qualcosa tra voi?» Riferendosi a Stefania e a Vic.
«Sono quasi fidanzati» dissi ridendo, in verità morivo dentro. Ma volevo una specie di conferma da Vic, e quale miglior momento.
«No, assolutamente, no, si, a lei piaccio, ma per me è solo una tipa, mi ha chiesto di andare al ballo della scuola con lei.»
«Se tutte le tue amiche le baci, figlio mio, qui presto diverrà una bordello; cerchiamo di tenere delle distanze eh» Rispose Lidia.
“Arianna scese con cautela i gradini di casa canzonieri, portando due enormi boccali traboccanti di Pepsi. Attraversò in diagonale il cortile e andò dritta verso la panchina proprio di fronte casa. Ren prese uno dei boccali e la aiutò a sedersi. Capì subito che c’era qualcosa che preoccupava Ren. Così dopo aver terminato la pepsi in religioso silenzio, tolse di mano il boccale da Ren e si mise di fronte a lui, in ginocchio.
Ren aveva uno strano livido all’altezza dello zigomo che cercava in tutti i modi di nascondere. Arianna prese un fazzoletto dalla tasca e cercò di pulire il poco fondotinta che lui aveva sullo zigomo.
“Dovresti usare un prodotto migliore»
«Si nota così tanto?»
Arianna prese per mano Ren e lo fece entrare in casa. «Siediti qui e raccontami tutto»
La fronte di Ren, fù solcata da profonde rughe, i suoi occhi si fecero più profondi e inquieti. Rimase in silenzio a mordersi le labbra fissando Arianna. Sembrava che nei suoi occhi passassero fiumi di parole non dette.
«Sai che ti dico? Non importa. Sistemiamo questo livido e andra’ tutto meglio. Sai cosa faceva la mia mamma quando mi facevo male, mi dava un bacino per farmi passare la bua.»
Arianna prese delle salviette umidificate, un pò di analgesico in polvere, e si mise a cavalcioni su Ren.
Gli prese il volto tra le mani, ripulì attentamente il viso e poi creando una specie di crema con l’analgesico glielo applicò sul livido. Poi dolcemente gli diede un bacio sulla guancia.Ren la osservava attentamente. Osservava le lunghe ciglia muoversi per esaminarlo, i suoi occhi e la sua pelle. Sentiva il lieve profumo di lei circondarlo.
“All’improvviso Ren si guardò alle spalle.
Vittore era sulla porta, con una espressione tirata in viso. Il cellulare di Arianna suonò improvvisamente e entrambi si voltarono verso l’entrata. Arianna scese da Ren e andò a rispondere . Vittore fece due passi avanti e poi si volto e andò nella sua stanza sbattendo al porta.
Ren si toccò lo zigomo, e aspetto Arianna.
«Io dovrei andare» Sbottò Ren d’un tratto.
«Dove?»
«Devo finire dei compiti, Grazie per…» Ren era decisamente nervoso.
Arianna era sorpresa ma lasciò andare Ren.
Arianna accompagnò Ren alla porta e lo seguì con lo sguardo fino a che il vialetto glielo avesse permesso. Vide così la lunga berlina di Stefania che “andava lentamente di fronte casa sua. Chiuse in fretta la porta e rientrò in casa.
Guardò le chiavi di Vic, e lo notò.
Il piccolo portachiavi fatto a luna, che lei aveva fatto con il fimo per il suo compleanno.
Vittore lo aveva attaccato alle sue chiavi. Era felice.
Lo rigirò tra le mani e sorrise.
Poi posò le chiavi e andò saltellando in camera sua.
Quella notte i suoi sogni furono placidi e leggeri.
Dal diario Privato di Arianna
19 ottobre
“
Mentre prendo il mio zaino dall'ingresso, Vic mi passa accanto, il mio cuore comincia non darmi più retta. Riesco a mantenere a stento il mio autocontrollo.
Fortunatamente il mio cellulare cominciò a suonare. Risposi senza pensarci troppo, la voce di Max mi sorprese, gli avevo finito di dare il mio indirizzo e il numero per le questioni con Noemi, ma a quanto pare non aveva ascoltato molto sul fatto di non chiamarmi di mattina presto. Mi chiese se volessi andare a scuola con lui. Sbuffai respirai, e accettai, lasciai così il cellulare sulla credenza e andai a prendere un bicchier d'acqua.
Quando tornai trovai Vic, con il mio cellulare in mano.
«L’attrezzo, ha il tuo numero?»
«Max? Si certo. Come il tuo, l'hanno tutte le ragazze della scuola No? Problemi?»
«No, No, quindi qualcuno si è avvicinato alla regina dei ghiacci..»
«Non si può regnare da sole, mica sono Elisabetta I»
Max, mi aveva chiesto di uscire. Io mi ero ripromessa di dire a Vic che tra me e Max non sarebbe mai potuto accadere nulla, ma inarcai il sopracciglio e pensando di fargli dispetto, lo chiamai di fronte a lui.
Vic osservava la conversazione o almeno così credevo, poiché durante tutta la telefonata anche se io mi spostavo tra una stanza e un altra, lui rimaneva sempre più o meno a nemmeno un metro da me.
Forse Max aveva in mente qualcosa, ma non conosceva il posto e voleva che lo accompagnassi in uno dei locali di zona.
Una buona azione non avrebbe certo male a nessuno. Facendo uno sforzo, ho indossato le uniche cose che avevo per le serate, un paio di leggings finto pelle con inserti in trasparenza e un maglione bianco largo che lasciava le spalle scoperte, e degli stivali con un pò di tacco. Questo per me era il massimo, mi “spazzolai i capelli e cambiai la mia solita divisa. Con il ferro arrotolai la fine dei capelli, e cercai di mettermi l'eye-liner, presi un rossetto e lo picchietto leggermente sulle labbra. Mi stavo per infilare il giacca quando Vittore, uscì dalla sua camera, e mi arrivò alle spalle voltandomi.
«Per quell'attrezzo ti sei messa in tiro?» Mi si accapponò la pelle, deglutii a fatica e cercai di avere un attimo di contegno.
«Gli faccio vedere solo un locale qui in zona, lui dopotutto si è trasferito da poco, lo porterò in Limonaia, e poi torneremo a casa... » Notai che anche lui si era cambiato, aveva in progetto di uscire? Mi infilai una ciocca ribelle dietro l'orecchio, fingendo che non mi importasse.
«…E poi tu non devi uscire con...? »”
“Stefania»
“ Nientemeno che miss Malefica...che novità!" Pensai tra me e me,Sono furiosa, i rumori di Lidia e Dario che ridono in soggiorno, mi fanno tornare per un attimo lucida. Cosa sto facendo. Vic sembra strano i suoi occhi, sono come quelli di un leone ferito.
Si voltò, chiuse la porta scorrevole che dava sul soggiorno,
«Tu credi che mi interessi lei?»
Rimango spiazzata, ammutolita, la pressione cominciava a salirmi, si avvicinava lentamente, si spostava i capelli, come se volesse dirmi qualcosa di “importante, mi guardava, e continua a guardarmi troppo a lungo perché abbia avuto modo di evitarlo.
Mi ribollì il sangue nelle vene, non riuscì a muovere un muscolo.
Sentì il suo respiro, che mi pervadeva, si avvicinava ancora e ancora, si soffermò a pochi centimetri dalla mia bocca.
Perché deve essere cosi? Baciami dannazione!
Vorrei urlarglielo, ma sono completamente ammaliata e terrorizzata allo stesso tempo. Sto fissando da un tempo infinito, ipnotizzata, la sua bocca, perfetta. dai suoi lineamenti delicati, e dal suo profilo deciso, I suoi occhi sono sabbie calde in cui mi sto perdendo. Lui mi guarda con gli occhi socchiusi. Le sue lunghe ciglia quasi le sento muoversi. Aveva un respiro dolciastro e profondo, mentre io ho deciso di smettere di respirare del tutto.
«Vic noi dovremmo essere solo fratelli»
“I tuoi genitori mi hanno preso in casa quando avevo dodici anni. Non siamo fratelli e io non ti ho mai considerato come solo una sorella … e poi oggi voglio un diverso regalo di compleanno» la sua voce come un rantolo basso, gutturale, mi fa perdere la ragione.
Una scarica di adrenalina mi stava attraversando il corpo, la solita scarica che mi pervadeva ogni volta che lui mi toccava, lo guardai confusa e lui mi “prese delicatamente la mia testa fra le sue mani. Sentì ogni suo dito sfiorarmi la nuca, e le sue labbra furono sulle mie.
Gemo.
Lascio aperto un varco alla sua lingua, lui ne approfitta.
Dal non essere mai stata baciata, ed essere stata baciata così, è incredibile, mi unisco al suo ritmo in una danza che unisce le nostre lingue in un turbinio armonioso e implacabile, sono completamente senza fiato, sposta la mano per afferrarmi il collo mentre il contatto con la sua pelle e le sensazioni che mi da mi invadono piacevolmente, i suoi fianchi mi imprigionano all'angolo della porta, sento lui e soltanto lui, il mio Vic, il mio impossibile amore, e sento che anche lui mi vuole, quanto lo voglio io. “Il clacson della vespa di Max, ci interrompe. Si sposta da me mormorando "tu sei Mia, solo. Mia." e si allontana da me di pochi centimetri.
La porta del salone si apre, Dario, mio padre, passa con il telefono in mano senza guardarci, e va' verso il bagno, distrattamente ci chiede chi è che suona il clacson.
Vic si stacca in batter d'occhio, lasciandomi lì sospesa, con le labbra livide di baci, lui da' le spalle a Dario e gli comunica che sto per uscire, con un ragazzo. Poi si fionda in cucina. “Io butto giù la testa, prendo la giacca, annuisco. E senza dire una parola esco di casa. L'aria fredda mi investe in pieno. Ancora non ho connesso, cosa sia successo.
Ho il cuore a mille, ancora una volta vorrei sedermi e appoggiarmi alle mie ginocchia che stanno ancora tremando. Sono fuori al freddo con la giacca in mano pronta ad uscire con un ragazzo, quando invece l'unica persona che voglio è all'interno di casa mia. Guardo il cielo e mi chiedo quanto posso essere cretina. Vado verso Max, lui è molto contento, lui parla ma la mia testa è altrove. Mi fa guidare il suo motore, dopotutto io conosco la strada, lui no.
“Quando arriviamo al locale, noto che alcuni compagni della mia scuola sono già lì e con loro le relative ragazze. Non che siano proprio le loro ragazze, ma è un luogo d'incontro per tutti quelli della nostra età ed è anche un ottimo posto per rimorchiare. Un impeccabile biondina, di cui non ricordo il nome ci avvicina al tavolo mentre noi ci sediamo, Max sembra disturbato dalla cosa e non le presta molta attenzione.
Mi dispiace bambolina, ma ho il vago dubbio che dopo questa sera Massimiliano, forse non ti darò una chance, anche perché dobbiamo pianificare un uscita a tre con Noemi. Guardo alla nostra sinistra e noto, il tavolo di Miss Malefica e le sue ancelle.
“Ragazze io devo andare, stasera uscirò con Vic» lo dice talmente ad alta voce che persino io riesco a sentire, a tre tavoli di distanza e con la cassa della musica a cinquanta centimetri da nostro tavolo, viene dritta verso di me.
«Ciao, Vic è a casa? »
«Si, Ti stava aspettando» Rispondo acida
« Ma chiamalo prima, perché i nostri genitori non vogliono che lo baci nel viale, come ieri, si sono molto arrabbiati..» Stefania continua a guardarmi con quegli strani occhi malvagi.
Giuro che davvero non so cosa ci possa trovare Vic in lei. Forse per quei suoi capelli rossi, mi sto oziosamente chiedendo se non sia perché lei è la nave ammiraglia della scuola, e se Vic abbia imparato da lei a baciare, così.
“Mi sale un conato di vomito.
Mi torna in mente il bacio di Vic e divento paonazza.
Max mi guarda e mi chiede se voglio qualcosa da bere”
«Oh, sì, grazie. Una Pinacolada se c'è»
Max si alza e va al bancone del Bar.
Finalmente sola al tavolo, ma mi sento stranamente controllata, con nonchalance, mi metto a cercare da dove provengono gli sguardi. Un gruppo di ragazze mi stanno osservando, con uno strano lampo negli occhi. Una di loro va “al bancone da Max, vedo che iniziano a parlare, poi lei le allunga qualcosa, ma lui rifiuta e se ne va.
«Tutto bene?"»chiedo io
«Si, una tizia mi ha chiesto di uscire con lei, e mi voleva dare il suo numero di telefono... io ho risposto che ero già in compagnia e che sarei stato una pessima persona se avessi preso il suo biglietto, e poi me ne sono andato. Non mi piacciono le ragazze così sfacciate, ne era piena la città da dove provengo, e mi hanno dato sempre un sacco di problemi. Io voglio qualcuno di semplice.» Si avvicinò con la sedia. Il tempo di bere un sorso di Pinacolada e la dose di alcool mi fa girare la testa.“Noemi era brava in storia, e Max casualmente ne sarebbe stato carente, quindi mi sarei offerta di presentarglielo per delle lezioni di integrazione.
Piano raggiunto. Zona neutrale. Io Max e Noemi andremo in libreria, La maggior parte del piano toccava a me. Poi Max sarebbe “casualmente” apparso.
E chissà come si dice da cosa nasce cosa.
20 ottobre
“Oggi Max mi ha dato il tormento, ma gli avevo dato appuntamento nel primo pomeriggio, verso le sedici. Noemi arrivò verso le quattordici e ci sedemmo a bere sul divano.
" E quindi racconta, come è state questa settimane, senza di me ?"
" Una tragedia Greca, ho avuto più incubi che capelli, tra professori con improvvisi compiti, gli allenamenti di basket, e questo nuovo arrivato che ti devo presentare, per le lezioni di storia , sto messa veramente bene, guarda."
" E con Vic, come va?"
"Come vuoi che vada, è sempre scontroso, sempre preso dalle tremila bimbette che gli girano in torno" Noemi e io ci guardammo negli occhi, lei sapeva perfettamente ciò che io provassi, ma cercava in tutti i modi di spingermi a dichiararmi, perché credeva che anche lui, provasse qualcosa per me. Per me era impossibile. Usciva con troppo ragazze , anche dopo quello che era successo , non mi aveva più rivolto la parola. La mia unica possibilità sarebbe stata legarlo fuori di casa in modo che i nostri genitori non ne sapessero nulla.
“Ma in realtà la mia paura più grande era che avrei minato la loro fiducia che hanno riposto in me, se gli avessi detto ciò che provavo per Vic. E di cui non ero molto convinta nemmeno io. Essere tra l'incudine e il martello sempre stato un enorme problema. Ho anche dei compiti da finire, quindi io e Noe ci mettemmo a lavorare ad un progetto per la tesi insieme.
“Dopo qualche ora è arrivato Max, quando ho aperto la porta ho visto un lampo interessante negli occhi di Noemi. "Ciao, sono venuto a fare un aggiornamento sul programma come mi avevi detto"
"Si, guarda.. facciamo così vieni a studiare con noi, stavamo andando in libreria, ti offro da bere?” Il tempo di dileguarmi un attimo.
Quando tornai, vidi Max che parlava animatamente con Noemi. Conoscevo quello sguardo nella mia amica. Era uno sguardo di somma approvazione, e a quanto pare a Max non dispiaceva affatto.
Vittoria.
Domani torniamo tutti insieme.
“Arianna, scossa da un tremito, rimase in mezzo alla classe da sola. La professoressa Fabiani aveva portato tutti di nuovo in palestra, ma lei era rimasta qualche secondo in classe perchè aveva avuto uno strano presentimento. Sentiva un profumo acuto provenire dallo zaino di Stefania e quando lei gli era passata proprio sotto il naso, qualcosa gli aveva risvegliato un ricordo. Un vecchio sogno che aveva fatto, un rapimento . Era un ricordo troppo volatile per farne una certezza, eppure, sapeva che era lo stesso odore di quella notte. Arianna trasalì ricordando l’istante in cui aveva sentito quell’odore. La “creatura che nei sui sogni l’aveva rapita aveva la stessa carica di male di quel profumo.
Scacciò il pensiero. E guardò il calendario appeso alla parete. Mancava solo ungesse al ballo invernale e le giornate erano ancora abbastanza soleggiate, quindi per levare i brutti pensieri dalla mente e lo stress degli ultimi giorni, decise di organizzare una camminata di gruppo.
Commenti
Posta un commento